Un libro tante scuole

Lettera ad Elsa Morante


Carmelo Galvagno 2B Liceo classico


Gentile Elsa Morante,
frequento il secondo anno del Liceo classico “G. B. Impallomeni” di Milazzo. Il nostro laboratorio di lettura questa volta mi ha portato a Procida, dentro la vita e la solitudine di Arturo, il giovane protagonista del romanzo che lei ha pubblicato per Einaudi alla fine degli anni Cinquanta. Il mondo di Arturo si trova su un’isola stupenda, dove “in primavera, le colline si coprono di ginestre”, dove “si stendono frutteti e vigneti che sembrano giardini imperiali”, dove “puoi vedere spiagge dalla sabbia chiara e delicata”, dove “nei giorni quieti, il mare è tenero e fresco, e si posa sulla riva come una rugiada”. In paesaggi così belli, che Lei mirabilmente descrive all’inizio del libro, tutto assume la dimensione di un sogno, tutto è in perfetto equilibrio tra semplicità e fantasia. I colori dell’isola fanno da sfondo anche all’inquietudine e all’isolamento del protagonista. Arturo vive la realtà avvolto dalla sua voglia infinita di affetto, da desideri e miti. Anche Wilhelm, il padre, sempre in viaggio e lontano, nell’immaginario diventa un esploratore in cerca d’avventura. E’ l’unica persona che il ragazzo ha al mondo (la madre è morta dandolo alla luce) e alla quale si sente profondamente legato. Ignora i suoi difetti, lo ammira senza riserve. Pagina dopo pagina, le illusioni di Arturo si sgretolano portate via dalla profonda infelicità di sentirsi orfano e dai sentimenti di insofferenza e attrazione amorosa verso Nunziatella, la nuova moglie del padre. Gli eventi si susseguono e contrastano il suo mondo, gli offrono una realtà ben diversa e con la quale deve fare i conti. La verità sul padre lo amareggia fortemente: Wilhelm non è l’esploratore più volte mitizzato dalla sua immaginazione, ma effettua solo dei piccoli viaggi a Napoli e nasconde la sua omosessualità. Il rapporto conflittuale con tutto ciò che lo circonda diventa insanabile e Arturo dà un taglio netto, decide di andare via per arruolarsi nell’esercito. Procida non rappresenta più quel mondo incantato che lo aveva cullato e protetto. E’ arrivato il momento di non voltarsi indietro e di guardare in faccia nuove realtà, con la consapevolezza che le storie della vita cambiano e a volte non sono mai quel che sembrano. Credo che l’essenza dell’isola di Arturo sia in ognuno di noi: è fatta di sogni da inseguire, di solitudini da abbracciare, di illusioni che brillano come stelle cadenti, di luoghi che non vedremo mai più, ma che porteremo dentro e resteranno per sempre ad aspettarci.
“Quella, che tu credevi un piccolo punto della terra, fu tutto”.
Grazie per la bella storia.
Carmelo

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