La Peste, Un libro tante scuole

La Peste è “un angelo bello come Lucifero e fulgido come il male”


Greggio Maddalena


Nel romanzo “la Peste” di Albert Camus si legge della vita nella città algerina di Orano nel 1940 durante una epidemia.
Questo racconto ci mostra prima una misteriosa moria di topi e poi come le persone della città siano confuse e spaventate da una malattia dagli esiti molto simili, che li colpisce in massa. Tuttavia, nonostante l’incremento delle morti, i cittadini si mostrano più preoccupati del fatto che la città sia stata messa in isolamento che per il diffondersi del morbo.

In questo romanzo ho rivisto quello che tutti noi abbiamo passato e stiamo passando tuttora: l’isolamento di mesi senza vedere le persone a noi care, la paura di uscire di casa, l’ansia di non sapere ciò che stava (e sta) accadendo in tutto il mondo e vedere morire così tante persone per questo misterioso virus.
Forse per questo mi ha colpito il discorso del teologo padre Paneloux, quando afferma di fronte ai cittadini riuniti che la sventura li aveva raggiunti e che se lo erano meritati, come se stesse dicendo che la responsabilità della tragedia era della città stessa. Padre Paneloux usa un’immagine molto efficace: paragona la Peste a “un angelo bello come Lucifero e fulgido come il male” che aspetta di entrare nelle case delle persone, come se la malattia fosse una persona, pronta ad uccidere e a sconvolgere la gente.
Ricordo che allo stesso modo si sono espressi in molti, quando siamo stati investiti dalla pandemia di Covid-19: un evento così grande è effettivamente qualcosa che non si può del tutto prevedere e quando arriva prende alla sprovvista. La prima reazione è sempre quella di sentirsi confusi o essere colti dal panico, solo più tardi si realizza quali siano le reazioni più efficaci per salvarsi. In questi ultimi due anni perfino immaginarla come una figura dotata di volontà propria è servito a renderla misurabile dagli uomini, in modo da combatterla meglio.
Ritengo dunque questo racconto affascinante quanto spaventoso, perché mi ha fatto rivivere momenti di questa pandemia in cui siamo ancora immersi e mi ha confermato quanto sia difficile gestire questa situazione. Pensare che “la Peste non muore né scompare mai, che può restare addormentata” fa venire i brividi, perché quando il virus di adesso cesserà di essere pericoloso, non scomparirà mai, nemmeno dai nostri ricordi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.