14 ottobre 2021, Cronache, La Peste, Salone del libro 2021

Non solo “La Peste”, ma tutto Camus


Achille Berzovini, Sofia Mazzaglia, Liceo Classico L. Ariosto Ferrara


“Se ho fatto molta strada dopo questo libro, non ho però molto progredito; spesso, credendo di andare avanti, indietreggiavo, ma, alla fine, errori, ignoranze e fedeltà mi hanno sempre ricondotto su quella vecchia strada che ho cominciato a percorrere, le cui tracce si vedono in tutto ciò che ho fatto in seguito”.

(Il rovescio e il diritto, Albert Camus, prefazione edizione 1958)

 

Al Salone del Libro di Torino, nella giornata di giovedì 14 ottobre 2021, Samantha Novello (docente di storia e filosofia) e Yvonne Fracassetti Brondino (francesista), presentate da Manuela Vico, hanno introdotto una serie di cinque incontri su Albert Camus e, in particolare, sul “filo rosso” che lega tutte le sue opere, dalle più celebri alle meno conosciute.

Nel febbraio del 2020 la pandemia da Covid19 è entrata nelle nostre vite, stravolgendole. Lo stesso accade nel romanzo La Peste che, proprio nell’ultimo periodo, ha registrato una nuova impennata di vendite dopo quella del 1947. Ciò è forse dovuto all’estrema somiglianza tra la nostra condizione attuale e quella dei protagonisti dell’opera di Camus che, a primo acchito, potrebbe apparire semplice,”quasi sensoriale”, ma, a un’analisi più profonda, si dimostra una vera e propria porta d’entrata per una visione della realtà quasi filosofica.

Come una tragedia greca, La Peste si suddivide in cinque parti, ognuna delle quali presenta uno stile diverso, conforme al contenuto. La prima e l’ultima parte sono caratterizzate da uno stile individuale, che rispecchia i personaggi che, presi dalla propria vita frenetica, vivono isolati e asserviti all’imperativo del godimento. Le parti centrali, invece, raccontano la diffusione progressiva dell’epidemia di peste che, come un’onda, prende i personaggi, li cambia e li amalgama, per poi lasciarli andare. Ciò risulta meno netto nelle parti in cui la peste sta ancora dilagando o si sta ritraendo e in cui lo stile individuale e quello collettivo si intrecciano. Quando invece la peste regna sovrana, lo stile è puramente corale e porterà i personaggi ad andare incontro ad una vera e propria catarsi: torneranno alle proprie esistenze individuali, ma, ormai segnati, vivranno nella consapevolezza che non si può andare avanti ed essere felici da soli. Non è dunque la peste in sé ad interessare l’autore, ma gli uomini, “i prigionieri”, sorpresi nella loro spensieratezza da un male che li scuote e che non possono controllare.

Nelle sue opere, Camus cattura i molteplici aspetti della vita, coglie l’essenza delle cose, osserva. “Per tale motivo- affermano le relatrici citando Camus- il mestiere del romanziere e quello dello storico sono uguali”, in quanto entrambi sono accomunati dalla ricerca delle diverse prospettive dell’esperienza umana, tentando di restituire ciò che vedono e di trasmetterlo agli altri.

Nonostante dunque Camus non volesse essere etichettato, ne La Peste se ne ritrova ogni sfaccettatura: dal romanziere al filosofo, dal figlio del Mediterraneo all’umanista, dallo storico al drammaturgo che affronta la questione della peste. Questa molteplicità non si osserva solo nei suoi romanzi più celebri ma in tutte le opere di Camus, incluse quelle giovanili algerine, più liriche rispetto allo stile asciutto che ritroviamo in quelle parigine. Perciò, risulterebbe sbagliato analizzare singolarmente ogni opera, ma si rende necessario approfondire l’intero percorso dello scrittore, per poter comprendere a fondo “l’uomo diviso ma in cerca di vita” che era Camus.

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