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Presentare un libro come Leggere Lolita a Teheran non è semplice. Perché non è solo una storia da raccontare: è una di quelle che ti restano dentro, anche quando hai finito di leggerle.
E sì, all’inizio anche noi pensavamo che questo libro fosse lontano dalla nostra vita, dalla nostra quotidianità fatta di scuola, amici, risate e problemi che, a volte, sembrano insormontabili. Ma andando avanti, ci siamo accorte che non è così distante come sembra. Perché parla di ragazze, di crescita, di quel bisogno continuo di capire chi siamo davvero e di poterlo dire senza paura.
Ci ha fatto riflettere su quante cose diamo per scontate: possiamo leggere quello che vogliamo, dire quello che pensiamo, vestirci come ci sentiamo. Eppure, anche nella nostra «realtà», non è sempre così facile essere completamente libere. A volte ci sentiamo osservate, giudicate, come se dovessimo rientrare per forza in un certo modo di essere. E quindi ci siamo fatte una domanda semplice ma, nello stesso tempo, difficile: siamo davvero libere come pensiamo?
Questo lavoro nasce proprio da qui. Non solo dalla «lettura» del libro, ma da quello che «ci ha fatto provare» dal confronto tra la «loro realtà» e la «nostra». Perché in quelle pagine ci sono ragazze che rischiano per leggere, che si incontrano di nascosto per parlare, per sentirsi libere almeno per un po’. E questa cosa ci ha colpito tanto. Perché anche noi, nel nostro piccolo, cerchiamo spazi dove essere noi stesse davvero, senza filtri, senza paura, senza giudizi.
In questo libro la lettura non è un compito. È una salvezza, è un modo per resistere, per non perdere sé stesse. E fa un certo effetto pensare che qualcosa che per noi è così normale, come aprire un libro, per qualcun altro possa essere un gesto coraggioso.
Non abbiamo trovato risposte certe. Anzi, ci siamo portate a casa ancora più domande e, forse, è giusto così. Perché leggere non serve solo a capire, ma anche a mettersi in discussione, a vedere le cose da un’altra prospettiva.
Abbiamo realizzato un lavoro semplice e, quindi, che «parla» di noi, di quello che abbiamo capito e anche di quello che stiamo ancora cercando di capire.
E se anche solo una parte di quello che presentiamo vi farà fermare un attimo a pensare… allora vorrà dire che questo viaggio è servito davvero!
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