Arturo, un eroe solitario


Classe 2^C


«E davvero, Artù, sei sempre stato solo?»: la solitudine è sempre stata per Arturo Gerace una compagna gradita, mentre trascorreva giornate e giornate ad aspettare e sperare nell’imprevedibile ritorno del padre o nel giorno in cui lui avrebbe potuto lasciare quella specie di prigione, con lo stesso desiderio dei cosiddetti “disgraziati” del penitenziario. Analizziamo la situazione: Arturo, un ragazzo che vive da solo osservando, dispersa nel mare, la “gloria” del padre e Whilelm, il padre, che è sempre in viaggio. Non ricorda un po’ l’Odissea, con un Odisseo che è partito e un Telemaco lasciato a casa da solo? In realtà il loro rapporto è tenuto insieme solo da un’illusione creata da Arturo per spiegarsi le ragioni dell’assenza del padre.

Ma perché Arturo non parte in avventure tutte sue con la sua barca? Nonostante il ragazzo conviva con la solitudine, non vede l’ora di passare anche poche giornate in compagnia del padre – “l’assoluto regnante del paese felice della sua infanzia”- e perciò non osa allontanarsi dall’isola e crede normale la sua esistenza. D’altro canto la mancanza di figure genitoriali non gli permette di comprendere quale sia il giusto modo di essere amati. Eppure solo di amore Arturo ha bisogno: dell’amore di un padre da lui idolatrato e perennemente distante e dell’amore di una madre di cui gli rimane solo una fotografia.  E poiché nessuna carezza lo raggiunge, lui sogna di essere un eroe, perché GLI EROI SONO AMATI DA TUTTI. Finché non arriva Nunziatella, il grande cambiamento della vita di Arturo, quella persona che muove in lui un insieme di sentimenti turbolenti e confusi, soprattutto perché è la prima che è davvero preoccupata di lui, così com’è: «E pensare! In questo tempo che tuo padre ogni tanto nominava: Arturo, Arturo… E pensare che quell’Arturo eri tu!».

“L’isola di Arturo” è un libro da leggere: può essere interpretato come una semplice avventura, una critica al patriarcato, un romanzo di formazione. Gli atteggiamenti di Arturo sono quelli di ognuno di noi e nella sua storia ritroviamo la nostra: siamo alla costante ricerca di affetto, di eroi da seguire, e facciamo di tutto per uscire dalla nostra “isola di Procida”.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *