Un libro tante scuole

Arturo siamo noi


Classe 1E liceo scientifico scienze applicate Istituto Cellini Valenza


L’Isola di Arturo è un libro di Elsa Morante scritto e pubblicato nel 1957. La trama del libro non è complicata e piena di colpi di scena che stupiscono il lettore e personalmente penso che non sia uno di quei libri che non permettono di staccare gli occhi dalla lettura. L’intera storia non si basa solamente sulle avventure del protagonista ma sui suoi pensieri e su tutti quelli che sono le sue mancanze, i suoi dubbi, le gelosie e tutti quei sentimenti che fanno parte della nostra adolescenza.  

Penso che noi tutti possiamo immedesimarci, almeno in parte, in Arturo. Nella prima parte del libro, infatti, viene raccontato come i bambini tendono a vedere i propri genitori come dei supereroi che affrontano la vita senza paura e riescono a contrastare e superare tutte le sfide che essa gli pone davanti. Il protagonista infatti vede suo padre, Wilhelm, come un eroe e un avventuriero che viaggia per mondi fantastici e sconosciuti che lo portano ad arricchire la sua, già ampia, sapienza e conoscenza. Ho trovato questa prima parte forse leggermente più difficile da leggere poiché la trama prosegue molto lentamente; infatti, viene dato molto spazio ai pensieri e alle riflessioni dell’Arturo bambino, che vengono accompagnati da ampie descrizioni dell’Isola di Procida, della casa dei Guaglioni, dei compaesani, di Immacolatella e di suo padre.

Nella seconda parte del libro la narrazione diventa più chiara e la storia ti avvolge completamente. Arturo cresce e prova per la prima volta sentimenti molto contrastanti come amore e gelosia, verso la sua matrigna di cui si innamora. Questa parte del libro rappresenta appieno l’ingresso di una persona all’interno dell’adolescenza, la nostra visione dei genitori e del mondo circostante cambia totalmente e tutti i nostri sogni svaniscono a mano a mano che conosciamo il “vero” mondo. Penso che questa seconda parte della storia sia molto più interessante ed anche avvincente della prima poiché anche noi ci possiamo immedesimare e ci possiamo ritrovare in tutti i dubbi e le perplessità, ma soprattutto anche le paure del protagonista.

Il personaggio di Arturo mi ha convinto appieno, in diversi punti sono riuscita a immedesimarsi in lui. Nonostante questo, capisco come altre persone possano non averlo trovato interessante, date le sue particolari scelte che hanno segnato la sua adolescenza e anche la sua particolare “adorazione” nei confronti del padre.

A confronto il personaggio del padre mi ha entusiasmato solo in parte; non riesco infatti a capire il senso e la logica dietro alle sue azioni. Non penso assolutamente che sia una figura da cui prendere spunto, ho trovato la sua indifferenza nei confronti di suo figlio intollerabile e ingiustificabile.

In conclusione, nonostante la parte iniziale non mi abbia entusiasmato particolarmente, la seconda è stata interessante. La scrittura e i termini, colti, che spesso Elsa Morante ha utilizzato non sempre ho saputo apprezzarla poichè non riuscivo a capire il significato di tutti i vocaboli, che nella vita quotidiana solitamente non uso. Secondo me questo libro è da leggere almeno una volta nella vita, ma confrontandolo con i miei gusti personali non so se lo rileggerò.

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