22 maggio 2022, Cronache, Salone del Libro 2022

Jennifer Egan: tra autenticità e inconscio


Chiara Orzelleca, Noemi Ruggiero, Redazione Liceo Alfieri


Jennifer Egan presenta il suo nuovo libro – puntualmente definito “non sequel” di Il tempo è un bastardo, che ha vinto il Premio Pulitzer 2011 – La casa di marzapane (Mondadori) che parla della ricerca di autenticità in un mondo in cui le nuove tecnologie aprono sempre più inquietanti scenari. 

La ricerca di autenticità però trascina con sé anche il bisogno della sua mancanza: infatti è molto importante riflettere sui nostri pensieri che a volte scegliamo attivamente di non dire. Bix, adulto ormai, è ideatore di Own Your Unconscious (“Riprenditi l’inconscio”), una società tecnologica di grandissimo successo che permette il download (o “esternalizzazione”) delle proprie memorie, per visione personale o condivisione pubblica. Al centro del romanzo c’è quindi il mondo contemporaneo, iperconnesso, dove i legami formati sono sì affini, ma sempre aleatori. Legami forzati, per i quali si rischia una perdita di identità, e di conseguenza un abbandono del senso del proprio inconscio. Rendere la propria memoria accessibile nella sua interezza con un semplice motore di ricerca rende l’immaginazione uno strumento antico, allo stesso tempo superato, assolutamente obsoleto per riempire gli spazi, i vuoti, eppure mai come in questo momento desiderato, agognato.

«Ora capisco che il luogo che ho sempre desiderato raggiungere è la mia immaginazione.» afferma l’autrice per spiegare quanto sia fondamentale per l’identità di una persona, la possibilità di sognare, il desiderio e l’indistinto. La nostalgia, che rimane vaga e precisa allo stesso tempo.

Il romanzo non parla solo di tempo, futuro e tecnologia che incombono, ma è anche un romanzo sullo spazio, sui rapporti umani che si sovrappongono, accompagnano e allontanano dai social media che li circondano. 

Ecco il messaggio che alla fine è il cuore di questo intervento: un caldo e sincero invito a non lasciare che i pericolosi algoritmi dell’era digitale entrino a far parte delle nostre vite in modo invasivo, e guardarsi dal chiedere autenticità a mezzi di comunicazione che per definizione sono e devono essere mediati.

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