17 ottobre 2021, Cronache

Il romanzo come racconto di vite appassionanti


Gabriele Ziino, Liceo Alfieri


“Una grande sconfitta per noi è la smemoratezza, perché in questa perdiamo le nostre vite”.

Così riflette sulla vita Maurizio Maggiani, scrittore e giornalista genovese, ospite nella Sala Viola del Salone Internazionale del Libro, in occasione della pubblicazione del suo nuovo libro L’eterna gioventù edito da Feltrinelli. 

L’autore, nel corso della conferenza, non si è limitato a raccontare la trama della sua opera, al contrario, ha cercato di fare catturare agli spettatori l’essenza, attraverso le storie e le sue riflessioni che l’hanno portato a scrivere il suo ultimo romanzo. 

“Una volta sono passato per un circolo di mutuo soccorso che possedeva una pista da ballo aperto da ben centosettanta anni, quando arrivai lo trovai distrutto e ciò fu un’altra sconfitta, ma sul muro rovinato che fungeva da recinzione, c’era una targa ben visibile perché linda, sulla quale c’era scritto che un certo Pierino Pesci era stato ucciso a colpi di revolver il 1 maggio del 1923 per mano dei fascisti” 

Lo scrittore a proposito di ciò, ha riflettuto sul fatto che di questo individuo non ci sono molte informazioni: quindi ha deciso di scrivere egli stesso una storia su Pierino Pesci, integrandolo come personaggio nel suo libro.

Proprio per questo motivo i romanzi nascono dalla passione delle vite: ”Anche l’Iliade, il poema più antico del mondo, è stato scritto per interesse delle vite altrui, perché scrivere un romanzo se non si è appassionati a vite ed eventi straordinari?”

Il senso di scrivere un romanzo, secondo Maurizio Maggiani, quindi è quello di raccontare al suo interno personaggi che possano rispecchiare l’animo del lettore.   

 

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