Cronache, Salone del libro 2021

Daniele del Giudice: rappresentazione secondo le leggi del non caos


Gloria Anzioso, Nicole Tramontano


Daniele Del Giudice è stato uno scrittore e un giornalista italiano, morto a Venezia il 2 settembre 2021, che dal 1983 agli anni 2000.

Fu sicuramente una delle personalità più eminenti della cultura italiana, la sua razionalità e il suo interesse per la filosofia segnarono la letteratura del nostro tempo.

In suo onore sul sito dell’Einaudi si possono trovare due sue interviste, una delle quali è stata registrata in volo.

Questa importante personalità viene presentata da Massimo Cacciari, suo stretto amico, ed Ernesto Franco, il direttore della casa editrice Einaudi

Una delle opere sulla quale si è ampiamente dibattuto è Nel museo di Reims, nel quale Del Giudice parla del problema della rappresentazione, una delle sue ossessioni. Cacciari sottolinea come l’osservazione, per Daniele, “entra a far parte di ciò che è osservato”, ossia permette al soggetto di modificare l’oggetto.

Per chiarire questo concetto Del Giudice ricorse alla metafora del volo: il volo implica la massima precisione, e l’impossibilità di commettere errori nel calcolo probabilistico. Allo stesso modo il corretto calcolo probabilistico deve essere riportato nella rappresentazione della realtà. Questa mania di esattezza deve però fare i conti con un mondo regolato dalle leggi del caos. Possiamo dunque definire la sua scrittura anti istintiva, in quanto spinge l’uomo a contrastare i propri istinti.

Un’altra delle opere di cui si è parlato durante la conferenza, che amplia il discorso sulla rappresentazione, è Atlante Occidentale. Libro nel quale sono presenti rimandi tecnici a problemi di ambito filosofico e scientifico, affrontati con acutezza. L’argomento principale è il linguaggio, che contiene in sé i paradossi della rappresentazione. Tuttavia la volontà di rappresentare scientificamente esclude la possibilità di trattare il mondo degli affetti: l’obiettivo è quello di far emergere il soggetto in situazione. Questa contraddizione, seppur conosciuta e vissuta, è largamente presente in territorio europeo.

Del Giudice vede la scrittura come una responsabilità: secondo la sua visione infatti i manuali sono la forma di scrittura più alta poiché forniscono informazioni su come far funzionare le cose. Per questo in essi la rappresentazione deve essere il più veritiera e precisa possibile. 

 

Gloria Anzioso, Nicole Tramontano – Liceo Alfieri di Torino

 

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