OLYMPUS DIGITAL CAMERA
3 ottobre 2026, Cronache, Internazionale Ferrara 2026

Il ricordo come pesticida


Ansaloni Alessandro, Rougier Davide

Liceo L. Ariosto, V. Alfieri - Ferrara, Torino

Com’è possibile che la violenza si ripeta continuamente nel corso della storia? E perché, nonostante ciò che è già accaduto, gli stessi errori sembrano tornare? L’Algeria è l’esempio attraverso cui lo scrittore Amara Lakhous prova a mostrare quanto sia facile dimenticare e, proprio per questo, ricadere negli stessi meccanismi.

 

È da questa riflessione che nasce La fertilità del male (Edizioni E/O, 2026), il libro presentato da Lakhous, insieme alla collega, compagna di studi e di vita Stephanie Love, durante la giornata di sabato 3 ottobre al Festival di Internazionale di Ferrara. Il romanzo, costruito come un giallo storico, racconta la complessa situazione politica dell’Algeria nel periodo successivo all’indipendenza dalla Francia, attraverso l’omicidio del soldato Miloud Sabri.

Il delitto diventa così un pretesto narrativo per affrontare una questione molto più ampia: cosa accade a un Paese quando, conquistata l’indipendenza, si trova a dover costruire dalle fondamenta il proprio futuro e la propria identità politica? Lakhous racconta questo passaggio attraverso un romanzo pervaso di un forte senso di rabbia e di vergogna, sentimenti legati alla direzione politica intrapresa dall’Algeria dopo l’indipendenza e alle conseguenze che questa ha avuto sulla società locale.

 

Ma è proprio il titolo del libro a racchiudere la domanda centrale: che cosa significa “la fertilità del male”?

Il male, come spiega l’autore, è “fertile” quando non rimane confinato all’episodio che lo ha generato, ma produce conseguenze che possono continuare a manifestarsi nel tempo. La violenza non termina necessariamente con la fine di una guerra o con la caduta di un regime: può lasciare ferite, alimentare nuove divisioni e, soprattutto, essere utilizzata per giustificare altra violenza. È in questo senso che la storia diventa fondamentale, perché ricordare significa anche riconoscere i meccanismi che hanno permesso a determinati eventi di accadere.

 

Durante la conferenza, Lakhous ha sottolineato proprio l’importanza della memoria nella storia personale e collettiva di un popolo. Ricordare, però, non significa semplicemente conservare il ricordo di ciò che è accaduto: significa anche confrontarsi con il passato e assumersi la responsabilità di comprenderlo. Il rischio, altrimenti, è che ciò che è stato dimenticato possa ripetersi sotto forme diverse.

La lezione che Lakhous prova a trasmettere, quindi, non è soltanto quella di ricordare, ma di non smettere di interrogare il passato. In una società bombardata quotidianamente da nuove informazioni e da conflitti che spesso sembrano lontani, il rischio è quello di assistere alla storia senza riuscire più a collegare ciò che accade oggi a quello che è già accaduto.

 

Le parole pronunciate durante la conferenza assumono in questo modo un significato particolarmente forte: “Il passato non è finito”.

Non è finito perché continua a vivere nella memoria delle persone, nelle istituzioni, nelle ferite di una società e nelle conseguenze delle decisioni prese dalle generazioni precedenti. E forse è proprio questo il significato più profondo della “fertilità del male”: il male può continuare a produrre conseguenze quando una società smette di ricordare, di interrogarsi e di riconoscere i propri errori.

Ricordare il passato, allora, non significa rimanerne prigionieri. Significa provare a impedire che continui a determinare il nostro futuro.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *