Qual è la prima regola per scrivere una recensione? Sicuramente di scriverle in 3^ persona: sono più oggettive, più filologiche e sono quelle a cui siamo sempre stati abituati. Ma per Claudia Durastanti questo non è per forza vero: la giornalista e scrittrice afferma infatti che sin dal 2011, anno in cui ha iniziato a scrivere recensioni musicali su Mucchio Selvaggio, si è opposta a questa tradizione. Per lei infatti comporre recensioni in prima persona significa prendersi le proprie responsabilità e smettere di incoraggiare l’idea che a scrivere sia un’altra persona o, per meglio dire, un falso amico. Falsi amici è anche il titolo della prima raccolta di saggi di Durastanti, pubblicato nel 2026 da La nave di Teseo, editore protagonista di Portici di Carta.
Questa raccolta parte proprio come le sue recensioni: da se stessa e dalla sua vita. Lei stessa si auto-definisce “un’impostora”: essendo una transfuga di classe (passata da un ceto sociale più basso ad uno più alto), come molti altri transfughi sente un senso di vergogna. Ad oggi, secondo lei, non è più possibile cambiare ceto, in quanto non c’è più mobilità nel campo lavorativo.
Ma non ci ha raccontato solo della sua situazione economica; essendo il filo conduttore del suo romanzo il rosa, non solo come stile di scrittura ma anche come colore che spesso è costretto a rendere verso l’oscurità, ha deciso di narrare un ricordo della sua infanzia, il momento che dovrebbe essere, appunto, più roseo nella vita di una persona.
L’autrice racconta il rapporto difficile col padre, complicato da una sua malattia mentale che lo rendeva violento e che lei sentiva di dover risolvere. In particolare ricorda una scena: l’autrice ci descrive il padre intento a rincorrere la madre aggiungendo che tutto ciò è stato visto da un carabiniere che, invece che intervenire, consigliò alla figlia di calmare il padre e risolvere la situazione: come se il rosa della sua giovinezza dovesse ricolorare tutto il nero che portava nella casa.
Ma l’obiettivo della raccolta non è raccontare la vita di Durastanti: lei desidera infatti “rileggere l’attualità tramite la saggistica”. Oggi, secondo lei, dare nuove interpretazioni sul mondo fa paura, ma è fondamentale affinché le persone possano riconoscersi nei libri che leggono. E, soprattutto al giorno d’oggi, dove secondo lei abbiamo “molta attualità e poco presente” è ancora più importante scrivere testi di saggistica che spieghino questo mondo in modo che tutto il rosa non diventi nero. Infatti se non sappiamo di quello che parliamo e usiamo le parole in modo errato rischiamo di far perdere il loro significato. E se questo succedesse a parole come “patriarcato” o “femminicidio”, come sta già iniziando ad accadere, queste parole potrebbero non suscitare più nulla nelle persone e far perdere importanza a questi argomenti.
Un altro tema fondamentale su cui si sofferma la scrittrice è quello della nostalgia. Lei parla di sé di una ex nostalgica pentita: spiega che per lei ad oggi la nostalgia è sinonimo di paura del presente e rifiuto delle circostanze in cui si vive. Parla anche della memoria come “atto morale”, che spesso viene considerata un metodo per evitare errori già compiuti, ma molti esempi nel passato e altrettanti nel presente ci mostrano che non è assolutamente così.
Una cosa che però rimane sempre impressa nella memoria è il cambiamento della nostra cultura, che spesso si percepisce dalla musica e da certi tipi di romanzi, come quelli rosa. Fa infatti l’esempio di Amy Winehouse che mostra come la cultura a Londra si stesse modificando e di come lei non sembrasse “al passo con i tempi”. Infatti la cantante era mal vista proprio perché non rispettava gli standard dell’epoca.
Il libro Falsi amici fa dunque riflettere su molte tematiche, varie tra di loro ma legate da un unico filo conduttore, forse inaspettato: il rosa