Cosa significa cambiare pelle, città, vita?
Al Salone del Libro tre intervistatrici del gruppo di lettura di Montepulciano hanno dialogato con la scrittrice tedesca Tamara Bach a partire dal suo romanzo “Via da qui” (Emons Edizioni). Al centro dell’incontro, una storia fatta di distanze fisiche che diventano incredibili avvicinamenti emotivi. Il libro segue le vicende di Kaia, una ragazza alla ricerca di se stessa e di un luogo da poter finalmente chiamare casa, e si intreccia con le vite delle donne intorno a Leo, come la madre Ruth, costantemente ancorata al passato e invasa dai ricordi.
L’autrice, classe 1976, ha la straordinaria capacità di far brillare le cose apparentemente piccole, trasformandole nelle pagine in eventi enormi. Questa attenzione millimetrica ai dettagli affonda le radici nella sua infanzia, quando cambiò tre diverse scuole elementari: quell’esperienza ha ridefinito la sua percezione del mondo, insegnandole a convivere con il peso e la bellezza dei molteplici inizi. Il suo stile si distingue per una scelta precisa: dare significato senza spiegare tutto nei minimi particolari. Una frammentarietà che l’autrice lega anche alla propria esperienza di vissuto con l’ADHD e al continuo rumore di fondo nella propria testa, che si riflette in quei vuoti narrativi capaci di disorientare e affascinare.
Bach preferisce spingere chi legge a riflettere, partendo dal presupposto che i lettori non sono fogli bianchi, ma portatori di una propria soggettività ed esperienza, pronti a dare interpretazioni uniche.
Durante il dibattito è emerso anche il tema dell’isolamento. Davanti alla tristezza si può scegliere di aprirsi o di ritirarsi, e i suoi personaggi scelgono spesso il silenzio per non mostrarsi vulnerabili. Ad esempio l’abbandono di un gruppo WhatsApp che, nel libro, diventa un atto di libertà, rabbia e difesa, un modo per proteggersi dal giudizio.
Cresciuta in un mondo senza social, Bach ha ammesso che sarebbe stato difficile gestirli da giovane, ma che da adulta ha finalmente imparato l’importanza di mettere dei confini e bloccare chi ferisce.