“Il diavolo batteva a macchina”. Questa è la citazione che più volte compare all’interno delle analisi delle opere di Nicola Lagioia, scrittore e conduttore radiofonico italiano, una frase che fa emergere il modo in cui il male, la corruzione e la violenza agiscono nella società moderna.
Di questi temi, l’autore ne ha parlato oggi, 10 ottobre 2026, intervistato da Martino Gozzi, traduttore e accademico italiano, durante la prima giornata della diciannovesima edizione di “Portici di carta” di Torino.
“Santa Barbara” (Einaudi), il romanzo presentato, è una saga familiare ambientata a Capurso e copre cinquant’anni, dalla prima metà del Novecento fino agli anni di piombo.
L’autore si è concentrato particolarmente sulla figura di Nunzia Battista, la protagonista centrale della storia, donna dall’animo antico già dalla giovane età. L’abbandono da parte dei genitori l’ha costretta a crescere molto velocemente, causandole una ferita interna che l’ha cambiata profondamente.
Nel corso di tutta la storia, Nunzia è mossa da una profonda ambizione di cambiamento, desidera infatti ribaltare la sua condizione di assoluta povertà, diventando ricca.
Lagioia afferma che questo è il primo libro che ha scritto senza angoscia. Sostiene che ogni parte della storia sia riaffiorata in modo naturale come un fiume, tant’è che non sono presenti nemmeno i numeri dei capitoli. L’autore definisce questo romanzo come il più “enaudiano”, perché unisce la grande tradizione della saga familiare, del racconto del Sud e della storia italiana, alla maniera del grande catalogo Einaudi.
A conclusione della presentazione l’autore ha spiegato di come la sua percezione della figura dello scrittore sia stata cambiata da sua figlia: inizialmente si vedeva come un demiurgo (l’artefice divino dell’universo), mentre adesso si vede come un medium, un intermediario che diffonde le storie.