16 ottobre 2021, Cronache, Salone del libro 2021

Hikikomori: il videogioco come via d’uscita


Chiara Rodella, Federica Tosi Beleffi, Liceo classico Alfieri


«È necessità di ritiro sociale, dalle proprie passioni e amicizie»

Così lo scrittore e psicoterapeuta Michele Cocchi definisce il fenomeno degli Hikikomori, sempre più diffuso fra i giovani. Il suo ultimo libro “Us”, edito da Fandango Libri, affronta questo tema tramite il racconto del progressivo isolamento  dalla società del protagonista Tommaso. È un giovane che sostituisce il suo mondo con la realtà virtuale del videogioco, che dà il titolo al libro, tanto che Logan, il suo alter ego, inizia ad incarnare tutte quelle qualità che Tommaso non riesce a esprimere nella sua vita quotidiana. «Anche scegliere di non scegliere è una forma di eroismo» dichiara Cocchi, spiegando come tramite il gioco i ragazzi siano portati a sviluppare capacità di riflessione e collaborazione, oltre che a esplorare profondamente se stessi. Diversi i passi del libro in cui il gioco non  è considerato un vizio, ma uno strumento tramite cui il protagonista può arrivare a superare quel difficile momento che è l’adolescenza, un periodo di cambiamenti e confronto con il mondo che sfocia spesso in un senso di inadeguatezza. è proprio qui, secondo l’autore, che si pone l’origine del fenomeno hikikomori: la pressione che la società impone sui giovani, il peso delle aspettative della famiglia, il desiderio di essere “vincenti” ha come reazione l’isolamento totale dal mondo sociale.

Non si vuole però creare una demonizzazione dei videogiochi, in contrapposizione alla tendenza dominante nel mondo educativo. «Credo che i nuovi mezzi di comunicazione possano rappresentare una grande risorsa», dichiara l’autore, elogiando la capacità dei ragazzi di coglierne gli stimoli e affrontare alcuni stigma sociali come quello della salute mentale. È un invito, quindi, quello che ci lascia Michele Cocchi, a un maggiore impegno perché gli hikikomori possano essere accompagnati nel reinserimento nella società senza pregiudizi.

 

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