Un antico proverbio cinese afferma che due terzi di quello che vediamo è dietro ai nostri occhi: ci aspettiamo sempre di vedere cosa sappiamo già che sarà lì, ignorando che la parte più interessante di un viaggio è scoprire ciò che non conoscevamo in precedenza. Viaggio in Italia di Gianrico Carofiglio, presentato al Salone del Libro il 14 maggio, è una “guida al disorientamento”. Nonostante la ripresa del titolo del “Viaggio in Italia” di Piovene, sia il metodo di costruzione che l’intenzione narrativa di Carofiglio risultano essere sostanzialmente differenti: il rifiuto della retorica nella descrizione delle undici città cardine del testo e una stesura meno analitica sono sintomi di una volontà di scardinare ciò che un lettore di una guida turistica si aspetta. Il turista infatti cerca, solitamente, di seguire un filo logico preimpostato nella sua esplorazione di una città, dimenticandosi che spesso è perdendosi che si scovano i particolari che hanno più valore, come una finestra aperta, una leggenda metropolitana di fantasmi o un vicolo magico.
Guardarsi attorno è un’azione eversiva, un atto che ci permette anche solo per un attimo di sottrarci ai ritmi fin troppo veloci del nostro mondo, per diventare dei flaneurs, immersi nella folla e svincolati dalla dittatura del tempo. Carofiglio inneggia al “perdersi consapevolmente”, in modo da poter vedere ciò che di solito non vedremmo perché schiavi di un itinerario: un bagliore di luce in un interstizio, la coesione tra antico e moderno o il fascino di una storia dimenticata.
E’ necessario esercitare deliberatamente la nostra curiosità, per dare uno slancio vitale alla nostra umanità: è proprio seguendo la curiosità di ogni uomo che si può restituire tempo alle cose, ottenendo in cambio un’esperienza. C’è però un altro rischio: quello di non vivere effettivamente un’esperienza, perché troppo occupati a fotografarla. Cerchiamo di collocarci in una fotografia solamente per riguardarla, tentando disperatamente di sentirci parte di quell’attimo passato. Piuttosto che un mezzo per riacquisire l’emozione nel presente, il selfie diventa quasi la stesura di una documentazione burocratica. Viaggio in Italia è un libro capace di aiutarci ad evitare questi rischi, facendoci capire che per osservare occorre rallentare, e che solo andando lenti il consueto può diventare romanzesco. Carofiglio intende insegnarci che “se si ha fretta, bisogna camminare lentamente”.