Cronache, Salone del Libro 2026, Venerdì 15 maggio 2026

Fantasmi di un passato nascosto


Giosuè Giuseppe Iezza, Alessandro Zanini

Liceo Classico Vittorio Alfieri - Torino

Tranquilli, sappiamo a cosa state pensando, ma questo non è un romanzo horror.

Si tratta, invece, di un avvincente romanzo di formazione, Entra il fantasma (Marsilio, 2025), scritto da Isabella Hammad, la cui protagonista è una giovane ragazza anglo-palestinese di nome Sonia. Cresce e lavora come attrice a Londra, fino a quando tutto non sembra andare per il verso sbagliato. Sonia, allora, distrutta dalla vita, decide di andare a fare visita alla sorella Haneen, rimasta in Palestina. Si ritrova improvvisamente catapultata dentro una terra sanguinosa, segnata dall’occupazione israeliana e da fratture intime che attraverseranno la stessa famiglia. L’autrice non si focalizza sullo scontro netto tra palestinesi e israeliani, bensì sui diversi modi in cui i palestinesi stessi si relazionano alla propria storia, alla resistenza e alla diaspora. La mentalità più europea di Sonia, che ha sempre vissuto la Palestina da lontano, si scontra con quella della sorella, già madre di famiglia, e realizza improvvisamente che le idee con cui è cresciuta non bastano più a spiegare la realtà.

È qui che Sonia si rende conto di trovarsi in un mondo scenico e la sua grande passione per il teatro le dimostrerà come questo assume un ruolo centrale in ogni ambito della sua vita: diventa spazio di confronto tra arte e lotta politica, luogo di performance e comunità, tanto che anche le manifestazioni di forza dei governi appaiono come spettacoli già scritti, copioni da interpretare.

Il romanzo si ispira apertamente all’Amleto shakespeariano, soprattutto nel tema dei fantasmi: quello del padre, legato alla resistenza palestinese in un passato misterioso, delle eredità familiari e delle identità costruite. Tra maternità, sorellanza e memoria, il libro racconta il momento in cui “cade la maschera”: quando si comprende che anche dentro la stessa famiglia si può crescere con un’idea e poi cambiarla radicalmente, quando si può essere scioccati delle tradizioni della tua stessa cultura, abbandonata e poi riscoperta dopo anni. La catarsi, allora, non coincide con una soluzione politica, ma con la possibilità di guardare la realtà senza più illusioni, senza più fantasmi.

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