3 ottobre 2026, Cronache, Internazionale Ferrara 2026

Le crepe della metropoli contemporanea


Tommaso Di Marzo e Ludovico Parini

Liceo Alfieri e Liceo Ariosto - Torino e Ferrara

La casa ha smesso di essere considerata un diritto fondamentale per trasformarsi, in maniera sempre più diffusa, in uno strumento finanziario e di rendita. Questo cambiamento, sviluppato su scala globale, sta ridisegnando le geografie urbane, espellendo le comunità residenti ed esponendo il ceto medio e le fasce più fragili a livelli inediti di precarietà abitativa. Un’evoluzione complessa e allarmante che trova una sponda cruciale nell’analisi del giornalista di Internazionale Daniele Cassandro e del professore Christian Raimo, che insieme hanno tracciato le dinamiche economiche e culturali di questo fenomeno su scala internazionale.

Nelle logiche economiche contemporanee, non è più concepibile pensare di estrarre valore unicamente dal reddito da lavoro per accedere all’abitazione, poiché la casa stessa è diventata un bene accessibile prevalentemente tramite il credito. Avere un’abitazione, un tempo sinonimo di stabilità, rischia così di trasformarsi in una fonte di impoverimento a causa di mutui a lunghissimo termine, il che spinge sempre più proprietari a convertire gli immobili in fonti di guadagno a breve termine e ad approcciarsi, così, al “lato oscuro” del mercato immobiliare. I fondi immobiliari, spesso legati ai sistemi pensionistici, investono fortemente nel mattone creando un forte clima di ambiguità su chi siano i reali beneficiari da queste dinamiche. Parallelamente, i centri storici cambiano volto per rispondere alle esigenze dei flussi turistici, assistendo alla privatizzazione degli spazi pubblici e alla sostituzione dei servizi di quartiere con attività orientate al consumo rapido. Lo stile di vita contemporaneo, caratterizzato anche dall’incremento degli ordini a domicilio, porta le persone a uscire meno e a vivere la città in modo frammentario, mentre la socialità si sposta verso i centri commerciali.
Questa pressione abitativa presenta tratti comuni in tutto il mondo: dagli aumenti drastici degli affitti medi, che superano il 68% a Milano e Barcellona fino a toccare il 125% a Lisbona, agli sfollamenti forzati, imposti nei luoghi dove la democrazia è meno presente per liberare gli insediamenti precari e fare spazio a nuovi progetti. Intanto, l’incapacità di sostenere i costi dell’abitare genera gravi crisi sociali e sfratti che colpiscono anche gli anziani, come in Spagna.

Di fronte all’inadeguatezza delle politiche pubbliche, i migranti e le fasce vulnerabili cercano strategie autonome di sopravvivenza attraverso forme di welfare informale o soluzioni al limite della legalità. Da queste fratture e dalla rottura delle tradizionali reti familiari nasce la concezione della casa come strumento politico, a testimonianza del fatto che le città non sono luoghi neutrali e che restituire il diritto all’abitare significa prima di tutto riaffermare il valore della cittadinanza.

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