Adotta uno scrittore, Adotta uno scrittore 2026, Laboratorio

Progetto Adotta uno scrittore Ipsar Alghero


Marta Piga

IIS ROTH-PIAZZA SULIS - Alghero

“Uscimmo a riveder le stelle”- Licia Troisi

Durante l’ultimo anno di scuola, la nostra classe quinta ha partecipato a un progetto di educazione alla legalità e alla lettura che ci ha portati, per tre giorni consecutivi, a incontrare la scrittrice Licia Troisi all’interno della casa di reclusione di Alghero. L’obiettivo del percorso era duplice: da un lato approfondire il libro Uscimmo a riveder le stelle, dall’altro vivere un’esperienza di confronto diretto con una realtà complessa come quella del carcere, usando la letteratura come strumento di dialogo e di crescita personale.

Il progetto si è articolato in tre incontri mattutini in carcere. Il primo giorno è stato il più intenso perché, dopo l’incontro della mattina con l’autrice e con alcuni detenuti che hanno partecipato al laboratorio, siamo rientrati a scuola nel pomeriggio. In classe abbiamo rielaborato subito l’esperienza: ci siamo confrontati sulle sensazioni provate entrando in carcere, sulle parole che ci avevano colpito di più e sui primi temi emersi dal libro. Questo momento è stato utile per fissare le emozioni a caldo e per prepararci meglio ai due giorni successivi.

Nei tre incontri Licia Troisi ha raccontato la genesi di Uscimmo a riveder le stelle. Il libro nasce dalla sua esperienza diretta nei laboratori di scrittura creativa tenuti in carcere. Il titolo è una citazione esplicita dell’ultimo verso dell’Inferno di Dante e vuole rappresentare la speranza: anche dopo aver attraversato il buio si può tornare a vedere la luce, a progettare un futuro diverso.

Durante gli incontri l’autrice non si è limitata a parlare della trama, ma ha aperto un dialogo con noi e con i detenuti. Abbiamo discusso di cosa significhi “cadere” e “rialzarsi”, del peso che hanno le scelte sbagliate e di come la cultura possa diventare una chiave per rileggere la propria vita. Alcuni detenuti hanno letto dei brani scritti da loro durante i laboratori e ascoltare le loro parole è stato l’aspetto più forte di tutta l’esperienza. Erano testi semplici ma molto veri, che parlavano di rimpianti, di famiglia, di desiderio di riscatto.

“Uscimmo a riveder le stelle” affronta temi importanti che abbiamo poi ripreso anche a scuola con i professori: il concetto di seconda possibilità, la responsabilità individuale, il ruolo della società nel recuperare chi ha sbagliato e il potere della scrittura come forma di libertà interiore. Licia Troisi ha sottolineato più volte che la letteratura non dà soluzioni facili, ma offre domande e apre spazi di riflessione. Questo messaggio è arrivato forte anche a chi, come me, non legge abitualmente gialli o non ama particolarmente questo genere letterario.

A livello personale, questa è stata una delle esperienze più significative di tutto il mio percorso alle superiori. Varcare il portone di un carcere a 18 anni fa un certo effetto: ti mette davanti a una realtà che di solito vedi solo nei film o nei telegiornali. Farlo insieme ai compagni e con la guida di una scrittrice ha reso tutto meno distante e più umano.

Devo essere sincera: il libro di Licia Troisi non rientra nel mio genere preferito. Di solito scelgo letture diverse e il giallo  non mi ha mai appassionata troppo. Nonostante questo, ho trovato l’incontro con l’autrice molto coinvolgente. La sua capacità di parlare in modo diretto, senza retorica, e il rispetto con cui si rivolgeva sia a noi sia ai detenuti mi hanno colpita. Ho capito che un libro può piacerti o non piacerti, ma l’esperienza che ci sta dietro può comunque lasciarti qualcosa.

Questi tre giorni sono stati faticosi emotivamente ma bellissimi. Credo che mi resteranno impressi per molto tempo come uno dei ricordi più autentici del mio quinto anno. Mi hanno insegnato che la scuola non è solo programma da finire, ma è anche occasione per uscire, vedere, ascoltare storie diverse dalla nostra. E mi hanno fatto capire che “riveder le stelle” è una possibilità che, in modi diversi, riguarda tutti.

Con questa attività porto a casa la consapevolezza che la cultura crea ponti, anche nei luoghi dove sembra più difficile costruirli.

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