4 ottobre 2026, Cronache, Internazionale Ferrara 2026

Nella testa del dragone


Anna Cerundolo, Niccolò Ferrigno

Liceo Ariosto, Liceo Alfieri - Ferrara, Torino

La Cina è una delle principali potenze mondiali e le sue decisioni influenzano sempre di più l’economia, la tecnologia e la geopolitica internazionale. Per comprenderne le scelte, però, non basta osservare la politica: è necessario conoscere la sua cultura, la sua storia e il suo modo di pensare.

È con questa premessa che si apre l’incontro con la sinologa e giornalista Giada Messetti, in cui sono stati esplorate la cultura e la geopolitica cinese.

 

La lingua cinese è caratterizzata da un sistema di caratteri millenario e da quattro toni principali, che possono modificare il significato delle parole. La scrittura, oltre a essere uno strumento di comunicazione, rappresenta una forma d’arte e un elemento fondamentale dell’identità culturale della nazione.

Anche il pensiero del grande filosofo Confucio ha avuto un’influenza importante sulla società. A differenza della tradizione occidentale, che tende a valorizzare l’individuo, quella cinese attribuisce grande importanza alla collettività, alle relazioni sociali, alla gerarchia e all’armonia. Per questo motivo, evitare situazioni imbarazzanti e non far perdere la faccia agli altri è particolarmente importante.

 

La Cina presenta una concezione della tradizione diversa da quella occidentale. In Europa si tende a conservare gli edifici storici mantenendone il più possibile i materiali originali, mentre nella cultura cinese l’autenticità può essere legata anche alla continuità della forma, mantenuta attraverso ricostruzioni e restauri.

Un approccio simile si ritrova nella capacità di copiare, adattare e migliorare modelli esistenti. La Cina, inizialmente considerata soprattutto la fabbrica del mondo, è diventata una potenza tecnologica capace di competere con l’Occidente.

Xi Jinping, segretario generale del Partito Comunista Cinese dal 2012 e presidente dal 2013, ha concentrato sempre più potere nelle proprie mani. Da allora il suo obiettivo principale è il cosiddetto sogno cinese: il ringiovanimento della nazione entro il 2049, attraverso lo sviluppo economico, il progresso tecnologico e il ritorno della Cina a un ruolo centrale nel mondo.

Questo progetto è legato anche alla memoria del «secolo delle umiliazioni», durante il quale la Cina subì invasioni e ingerenze straniere. La leadership attuale vuole quindi impedire che il paese torni a dipendere dalle potenze esterne.

Si è così sviluppato un equilibrio nel quale il governo garantisce sviluppo e stabilità, mentre i cittadini devono accettare limitazioni politiche e di alcune libertà individuali.

Questo equilibrio è oggi messo alla prova dalla crisi immobiliare, dall’invecchiamento della popolazione, dalla denatalità e dalla disoccupazione giovanile. Alcuni giovani, attraverso il fenomeno del tang ping («stare sdraiati»), rifiutano la competizione sociale e il modello tradizionale basato su lavoro, matrimonio e acquisto della casa.

Il Partito deve quindi mantenere la fiducia della popolazione, perché la stabilità interna è essenziale per la continuità del suo potere.

La Cina inoltre sta cercando di trasformare la propria economia, passando dalla produzione di massa all’innovazione. Con il programma Made in China 2025 ha investito in settori strategici come robotica, intelligenza artificiale, semiconduttori, auto elettriche e biotecnologie.

È diventata inoltre una protagonista mondiale nelle energie rinnovabili, pur continuando a utilizzare grandi quantità di carbone.

Sul piano internazionale, Xi Jinping ha lanciato nel 2013 la Nuova Via della Seta, un progetto di infrastrutture e cooperazione commerciale volto a rafforzare i collegamenti economici e l’influenza cinese in diversi continenti. La Cina cerca inoltre di consolidare i rapporti con i paesi del Sud globale, proponendosi come alternativa alle potenze occidentali.

Si è trattato poi della rivalità tra Cina e Stati Uniti, che riguarda soprattutto la leadership economica, tecnologica e geopolitica. Gli Stati Uniti cercano di limitare l’accesso cinese ad alcune tecnologie avanzate, come i semiconduttori, mentre la Cina punta a diventare sempre più autonoma e a controllare settori strategici delle filiere produttive.

Non si tratta, però, di una nuova Guerra fredda in senso stretto: le due economie sono profondamente interconnesse e una separazione completa sarebbe molto difficile.

Entrambi i paesi devono quindi trovare un equilibrio tra competizione e collaborazione, evitando che le tensioni sfocino in un conflitto. Per la Cina, infatti, una guerra comprometterebbe lo sviluppo economico e la stabilità interna, mettendo a rischio il progetto di ringiovanimento nazionale.

In conclusione per comprendere la Cina è necessario superare gli stereotipi e interpretare le sue scelte alla luce della storia, della cultura e delle priorità politiche del paese. La sua mentalità attribuisce grande importanza al contesto, alla collettività, alla stabilità e al pragmatismo.

Conoscere queste differenze non significa condividere il sistema politico cinese, ma comprendere meglio le motivazioni che guidano le sue decisioni. In un mondo sempre più interconnesso, studiare la Cina e imparare a guardare la realtà da prospettive diverse è fondamentale per comprendere gli equilibri internazionali e il nostro stesso futuro.

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