Gruppi di Lettura 2026, Scaffale

10 Anni di “Una vita come tante”


Franco Neri

Gruppo di Lettura del Bookstock & Mi prendo il Mondo - Torino, Parma

 Quanto nel profondo può segnarti un libro?
Conoscono bene la risposta i numerosi lettori che nei 10 anni passati dalla pubblicazione si sono approcciati al corposo volume di Hanya Yanagihara.
Sabato 16 maggio, insieme agli intervistatori del gruppo di lettura del Bookstock, ben sette ospiti coinvolti per passione o lavoro con Una vita come tante ci hanno aiutato ad esplorare l’impatto di questo romanzo, la cui influenza si è allargata a macchia d’olio sui lettori italiani ed esteri.
Ha aperto l’incontro un’appassionata lettura di un brano tratto dal primo capitolo ad opera di Pietro Turano, attore, autore e attivista italiano impegnato per temi culturali e sociali. Dopo di lui sono saliti sul palco altre tre personalità: Valentina Ghetti, autrice di “Aura” ed in arte “la ProfToker”, Carmelo Romano, conosciuto per il canale “Timida libreria del riccio” e curatore editoriale della collana “Booklover Approved” di DeAgostini e Stefania Soma, giornalista culturale, content creator ed autrice di “Colazioni d’autore” e “Cocktail d’autore”, probabilmente più conosciuta come Petunia Ollister.
Poi un breve sondaggio tra il pubblico su quando era avvenuto il loro incontro col libro e se lo avrebbero consigliato ad altri, ha permesso di avviare una partecipata discussione con i quattro ospiti. Valentina, una delle lettrici della prima ora, è stata la prima a intervenire, riprendendo le sue cinque regole utili alla lettura di Una vita come tante (1. Leggerlo in uno stato mentale equilibrato e sereno; 2. Farlo solo se si è convinti; 3. Armarsi di uno scudo empatico; 4. Tenere duro per almeno 100 pagine; 5. Capire il vissuto del protagonista). Per lei nei 10 anni trascorsi dalla pubblicazione qualcosa è cambiato: non crede più infatti che sia necessario uno scudo empatico per affrontare la vita di Jude, ma che bisogni allo stesso tempo immergersi nella storia e astrarsene.
Anche Stefania (o Petunia, che dir si voglia) si è avvicinata al libro poco dopo la pubblicazione e ha postato tra le altre cose una citazione di Harold che dice a Jude che tutti abbiamo bisogno di essere aiutati, rimessi in sesto, di tanto in tanto. Basandosi su alcune delle risposte lasciate dai partecipanti al Salone in una teca che chiedeva di descrivere Una vita come tante in tre parole, tra cui “Mi ha distrutto”, “Rivoluzionario”, “Straziante”, Stefania ci ha parlato della sua recente rilettura del libro. Ritornare a questa storia per lei è stata un’esperienza particolare, perché anche con un’analisi più distaccata del dolore che permea il libro, non si può non riconoscere che il libro sia stato scritto divinamente.
Carmelo Romano invece ha letto (e commentato) Una vita come tante solo di recente, avendo aspettato per alcuni anni di sentirsi pronto per immergersi nella storia. Durante una delle sue recensioni ogni 100 pagine, ha ripreso un passo del libro che parla dell’assioma di uguaglianza X (“[…] stabilisce che X è sempre uguale a X […] pertanto X deve essere necessariamente uguale a sé stesso […] in possesso di una caratteristica così immutabile che siamo costretti a considerarlo assolutamente, inevitabilmente, uguale a sé stesso, e perché la sua elementarità non potrà mai essere alterata.”) dicendo però che X non deve essere sempre X, ma qualsiasi cosa di cui abbiamo bisogno. Lui ci ha raccontato come all’inizio della sua carriera fosse convinto di dover restare sempre uguale, mentre col tempo ha capito che il percorso di crescita di ognuno è basato sul cambiamento e sulla crescita personale.
Tornando a Pietro Turano, ci siamo fatti dire la sua opinione riguardo alle critiche ricevute dal libro per il dolore descritto, considerato da alcuni incredibile e incoerente col titolo, poiché questo dolore allontana la vita di Jude dall’essere una come tante. Per Pietro, il romanzo non eccede nella rappresentazione della sofferenza, ma anzi, grazie alla sua lunghezza e corposità ha tutto lo spazio necessario ad attraversare il dolore e ad esplorarlo, dimostrando in questo un impegno e una cura straordinari. È stato citato il termine “Pornografia del dolore”, che è rimbalzato sui social fino ad arrivare anche su numerosi biglietti raccolti nella teca. Lui ritiene che questo termine e le critiche mosse al libro siano un frutto di un fenomeno di ricerca della rappresentazione da parte delle minoranze, che però sfocia in un rifiuto della parte negativa ritratta da autori e sceneggiatori. Pietro ritiene che questa parte non possa essere eliminata, neanche nella fiction, perché un autore ha la responsabilità di rappresentare tutto, anche se questo può turbare i lettori; proprio per la sua crudezza, come ci ha fatto notare, non si può mai essere pronti a leggere questo libro.
Dopo questi interventi sono saliti sul palco due ospiti che non solo hanno amato e sofferto questo libro, ma che hanno contribuito a dargli forma. Il primo è Mattia Carratello, ex direttore editoriale di Fanucci ed editor per Einaudi, curatore della collana Bloom di Neripozza e ad oggi editor per Sellerio; il secondo è Luca Briasco, noto traduttore di letteratura americana (a cui dobbiamo per esempio le traduzioni di Stephen King), nonché editor di numerose case editrici ed autore di “Americana”, un appassionato viaggio all’interno della culutra pop americana.
Mattia ci ha raccontato di come il libro è arrivato alla casa editrice dopo la pubblicazione in America nel 2015. Tutto è avvenuto ad una fiera a Londra, quando è stato avvicinato dall’agente di Hanya Yanagihara, all’epoca un’autrice sconosciuta oltre che dal nome impronunciabile. Il libro era apparso più volte durante la fiera e alla fine la Sellerio aveva comprato i diritti per la traduzione, nonostante l’elevatissimo numero di pagine e un cast di personaggi tutto al maschile. Dopo la traduzione di Briasco, il problema principale era stato il come riuscire a vendere un libro con una trama impossibile da raccontare. Eppure erano riusciti a superare tutti questi inconvenienti e prima del Covid il libro aveva già venduto più di 60000 copie. In quel periodo molti lettori si avvicinavano agli stand delle fiere alla ricerca del “libro di tiktok che fa piangere” e da allora la fama del libro non ha smesso di crescere. Mattia crede (e spera) che continuerà ad ammaliare i lettori con la sua enorme bellezza.
A Luca Briasco abbiamo chiesto come è stato tradurre il glossario del dolore usato da Yanagihara (per esempio quando definisce la vita come “cencio intriso di sangue e fango” o “saponetta consumata”, o paragona i ricordi a iene e il trauma ad un’anguilla feroce). Lui ci ha detto che in realtà, a parte la lunghezza, non ha riscontrato problemi nella traduzione. Il romanzo infatti si presta al suo metodo e dopo averlo letto tre volte ha imparato a conoscerlo profondamente. Ci ha confessato che raramente nella sua carriera ha incontrato un romanzo che chiami così tanto la controversia continuando a muoversi su un crinale molto sottile senza perdere l’equilibrio. Anche se l’ha fatto incazzare un paio di volte, lui si è innamorato della storia, di Jude, il personaggio che riflette nella sua esperienza di vita tutto il romanzo, e di Harold, quello che lo ha più colpito per la sua empatia. Per lui Una vita come tante è un libro trasversale, ma soprattutto irripetibile, che continuerà a catturare lettori di tutte le generazioni.
Infine, con la lettura di un ultimo brano, Pietro Turano ha concluso l’evento tra gli applausi degli appassionati. Siamo sicuri che questo non resterà un evento come tanti, per chi ha avuto la fortuna di parteciparvi. 

 

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