Cecilia Sala è una giornalista internazionale che nel settembre 2025 ha pubblicato “I figli dell’odio“, libro edito Mondadori che delinea un reportage in Medio Oriente. Il libro è diviso in tre sezioni e l’Iran è il protagonista dell’ultima. In questa vi è un capitolo intitolato “Evin“, nome del carcere iraniano in cui è stata tenuta sotto sequestro.
A intervistarla è la mediatrice Paola Peduzzi, vicedirettrice de Il Foglio, che lavorava a stretto contatto con lei e che racconta come visse in prima persona i giorni in cui Cecilia Sala era incarcerata.
Prima del Natale 2024, alla redazione de Il Foglio arriva la notizia che si sono interrotti i contatti con la giornalista. Peduzzi, nella preoccupazione del momento, comincia a tenere un diario in cui si immagina di parlare con Cecilia stessa, chiedendole se avesse subito torture fisiche, ma soprattutto psicologiche. Viene riportata di frequente la domanda, apparentemente semplice: “Come stai?” e con essa comincia il dialogo tra le due, quasi come un incontro tra amiche di vecchia data.
Cecilia Sala asserisce che il suo stato non è di malessere, ma che durante il periodo di incarcerazione ha passato il giorno più brutto della sua vita – per il sentimento di impotenza che la devastava – e successivamente il giorno più bello: la sua liberazione. La paura ha però cambiato l’approccio ai suoi viaggi e ora la prudenza e l’attenzione la accompagnano.
Il libro è un lungo viaggio caratterizzato da alcune interviste che legano come una cornice i luoghi che visita e guarda da vicino tre grandi storie: la radicalizzazione di Israele, la distruzione della Palestina e il collasso dell’Asse della resistenza che ha il suo vertice a Teheran.
L’opera risulta fondamentale per definire i conflitti del nostro tempo.
Dopo ciò che ha vissuto, Cecilia Sala non prova più lo stesso sentimento di speranza, specialmente riguardo la creazione di uno Stato palestinese. Invece, la cosa che più le è rimasta impressa della situazione a Teheran sono le censure di film e libri e le mute proteste delle giovani donne, che rifiutano di mettere il velo; alle loro azioni sembrano contrapporsi quelle di un gruppo di minorenni israeliane che, all’inizio del libro, vengono descritte mentre manifestano un forte slogan “Caccia tua moglie se non è ebrea e con lei i suoi figli“.
Perciò è evidente come, nonostante vi sia un regime opprimente a governare sulle grandi città iraniane, ci siano ancora dei giovani che combattono in modo deciso per la loro libertà: dunque è ancora possibile un “mondo salvato dai ragazzini“.
Riportiamo la domanda fatta a Cecilia Sala, che abbiamo intervistato.