Cronache, Sabato 16 maggio 2026, Salone del Libro 2026

Occidente armato


Anna Franceschini, Anna Robbiano

Liceo L. Ariosto - Ferrara

“Non si osi definire difesa il riarmo”. Con questa affermazione di papa Leone XIV, che ha portato al contrasto tra il pontefice e il “monarca” degli Stati Uniti, Giuseppe Laterza ha introdotto  Luciano Canfora all’incontro di sabato 16 maggio al Salone del Libro di Torino che si proponeva di riflettere sulle guerre di oggi tramite un’analisi della storia.

Occidente”, oggi, è un termine geografico che ha un profondo significato storico e politico; tale complessità ha la tendenza a definire sempre giuste le guerre che conduce, perfezionando la propria ipocrisia e giustificando le aggressioni armate. Il concetto è sintetizzato nella formula romana Bellum Iustum che ha contribuito a creare l’immagine di un nemico minaccioso che bisogna inevitabilmente combattere; le tendenze imperialiste moderne stabiliscono un parallelismo con le poleis greche e la res publica romana, nelle quali un individuo si meritava a pieno diritto di essere considerato cittadino solamente se ricopriva un ruolo nell’esercito. Anche la popolazione dei Germani, considerata barbarica da Roma, è strutturata in egual modo; Tacito, infatti, scrive che “nessun affare, né pubblico, né privato, tra i Germani viene trattato se non in armi”. 

In queste civiltà – spiega canfora – la guerra è strumento di progressione economica e di produzione bellica per due motivi: la deportazione degli schiavi, alla base del funzionamento delle società schiaviste, e l’accumulo di ricchezze. 

Nelle società antiche, come quella greca e romana, la democrazia e la battaglia campale erano due facce della stessa medaglia, perché morire combattendo senza arrendersi era parte del concetto stesso di democrazia

Canfora conclude dichiarando che, nonostante questa visione predominante dei conflitti, alcune voci si sono distaccate anche in passato dal pensiero comune: Lucrezio, nel De rerum natura, ritiene che “è meglio obbedire piuttosto che dominare gli altri popoli”, mentre, nell’Agricola di Tacito, il comandante germanico afferma che “i romani chiamano pace il deserto che si lasciano alle spalle”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *