“I ragazzini chiedono ascolto, non soluzioni.” Questa l’idea di Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta, che giovedì 14 maggio ha dialogato in Arena Bookstock con i ragazzi del Gruppo di Lettura del Bookstock e del gruppo “Mi prendo il Mondo” di Parma. Una frase quasi disarmante per la sua semplicità e così difficile da mettere davvero in pratica in un mondo adulto che sembra avere sempre fretta di correggere e catalogare, come se ogni emozione adolescenziale fosse un problema da risolvere invece che qualcosa da comprendere. Tenutosi nel corso della XXXVIII edizione del Salone del Libro di Torino, intitolata “Il mondo salvato dai ragazzini” il tema del difficile dialogo tra adulti e giovani riveste un’importanza ancora maggiore.
Con le sue parole Lancini ha tentato finalmente di dare un nome alle numerose sensazioni che spesso i giovani sperimentano, accolte molte volte con il disagio ed il silenzio. Nell’incontro Lancini ha espresso l’idea che il problema non fossero i ragazzi, ma il modo in cui gli adulti si rapportano a loro. Una tesi che ribalta un gran numero di luoghi comuni, che trovano ancora largo seguito e che vedono i giovani come perennemente in difetto, costretti a confrontarsi con l’opinione degli adulti spesso senza possibilità di discussione.
Infatti, in un’epoca in cui l’apparenza sembra contare più di tutto, mostrarsi infallibili è diventato un obbligo sociale, andando controcorrente Lancini ha parlato del valore della vulnerabilità: l’unico vero punto di partenza per costruire un dialogo autentico tra generazioni. Questo incontro è divenuto sempre più difficile, ostacolato da un muro di reciproche incomprensioni e diffidenza. Certe volte il dialogo può venir soffocato dalla mancanza di spazio e dallo squilibrio tra i due interlocutori. Per questo Lancini ha ricordato come anche gli adulti dovrebbero imparare quando restare in silenzio per ascoltare con sincero desiderio di capire, invece di liquidare i ragazzi con frasi come “siete troppo piccoli per capire”, barricandosi dietro la loro autorità e la presunta infallibilità.
Nel corso dell’incontro i ragazzi hanno toccato i maggiori problemi che i giovani lamentano. Si è discusso del bisogno di avere luoghi sicuri in cui parlare dei propri problemi emotivi e relazionali, spazi in cui si possa per prima cosa essere ascoltati senza esprimere i giudizi, in cui i ragazzi riescano a raccontare ogni istante della loro vita, abbandonando inutili timori. La solitudine è un altro punto focale, in un mondo che appare senza barriere, dove ogni giovane può connettersi costantemente con altri suoi coetanei, sfidando ostacoli come la distanza e la lingua. Eppure molti di loro si sentono anche irrimediabilmente soli, forse perché spesso a un’espansione dello spazio digitale corrisponde un’analoga regressione di quello reale, che confina progressivamente le vite di numerosi giovani in orizzonti angusti.
Un tema a cui Matteo Lancini ha dedicato particolare attenzione è quello del rapporto dei ragazzi con il loro corpo. Il dialogo ha toccato fenomeni come la “recessione sessuale”: un calo di relazioni, spesso accompagnato da una forte solitudine, ma anche un aumento della masturbazione tra i giovani, fenomeni che sono spesso trattati con superficialità dagli adulti, oppure ignorati come se non esistessero o non fossero rilevanti. In realtà questi dati sono rivelatori, poiché raccontano un rapporto complicato, spesso contraddittorio, con l’intimità e con la sfera sessuale.
L’obiettivo principale di Lancini è stato quello di andare oltre i luoghi comuni, per combattere la dilagante ignoranza su questi argomenti. Essa in molti casi diviene il muro più difficile da superare, perché porta gli adulti a non ascoltare davvero i giovani, nel timore di esser messi in discussione. Per costruire un dialogo più onesto, meno distante e fragile di quello che esiste oggi, bisognerebbe accettare l’idea che anche i ragazzi possano insegnare qualcosa e che le loro idee debbano essere protette e valorizzate quanto tutte le altre.