Nella prima giornata del Salone abbiamo partecipato allo stand La Stampa alla conferenza dello psicologo e professore Matteo Lancini, intervistato dalla giornalista Francesca Sforza sul tema della crisi adolescenziale e dei metodi per poterla affrontare e gestire attraverso la psicologia.
Il primo punto affrontato ha riguardato la psicologizzazione precoce; il professore ha definito i giovani di oggi “auto-psicologizzati” poiché, contrariamente a quanto accadeva nelle generazioni precedenti, gli adolescenti spesso riflettono riguardo ai propri bisogni, operando un’indagine sulle proprie emozioni e lavorando sull’introspezione. Inoltre cercano attivamente un sostegno morale e di conforto da parte di figure adulte come genitori, insegnanti e psicologi: non solo una persona con cui interloquire, ma qualcuno che sia in grado di comprenderli e con cui potersi confrontare in merito alle loro problematiche.
Secondo il professor Lancini la chiave per poter aiutare i giovani è quella di mettersi alla giusta distanza, così da rimanere flessibili senza perdere però il giusto rigore.
Durante la conferenza è stata messa in luce la problematica delle eccessive colpe attribuite alle figure genitoriali, in particolare la “colpa delle madri“: Lancini chiarisce che la dipendenza affettiva, di cui le madri sono accusate, non è intrinsecamente tossica, ma rappresenta un elemento costitutivo del bisogno di cura del bambino.
Inoltre oggigiorno viene definita “patologia” quella che spesso è rabbia fisiologica repressa: i maschi, spesso, tendono a non riflettere sulle proprie emozioni e, purtroppo, reagiscono con una violenza solitamente maggiore rispetto a quella che può scaturire dalla rabbia femminile.
Il professore si è soffermato particolarmente su questo punto, ritenendo che sia fondamentale restituire spazio ad emozioni come la rabbia, la tristezza e la paura. Infatti reprimere ciò che si prova non porta ad una risoluzione dei problemi, bensì ad una violenza esplosiva.