Oggi si è tenuto in Sala Rosa l’incontro di presentazione del libro “La ragazza d’aria” pubblicato da Rizzoli, 2026. All’incontro partecipano l’autrice del romanzo Andreea Simionel e l’interlocutrice Francesca Marson.
Il romanzo ha un tono spiccatamente identitario e segue le vicende della protagonista, Aryna, attraverso la sua vita scissa tra il passato, con le radici che si trascina dietro, e il futuro, aperto a potenziali nuovi contatti con la realtà che la circonda.
All’interno di questa frattura, e anche per la tensione con la madre molto autoritaria, si genera la caduta a precipizio di Aryna nell’anoressia. L’autrice non ha alcuna intenzione di mettere la malattia in una vetrina pietosa, infatti sta al lettore cogliere tutti gli spunti che gradualmente costruiscono il percorso verso il baratro.
La protagonista non sta cercando di perdere peso, sta cercando di cancellare quella faticosa identità spaccata in due.
Alla domanda di Marson, se il libro sia in qualche modo ricollegabile alla precedente pubblicazione dell’autrice, “Male a est” (pubblicato da Italo Svevo Edizioni, nel 2022) , Simionel risponde affermativamente, infatti entrambi i romanzi riportano tratti autobiografici.
Questo aspetto emerge, per esempio, nella reticenza con la quale la protagonista rievoca memorie della Romania: non è solo Aryna, ma la stessa autrice a far fatica a ricordare.
La relazione problematica con la doppia identità culturale emerge anche nell’utilizzo della forma espressiva. La lingua infatti è una zavorra – l’autrice afferma: “l’italiano è una lingua che si guarda allo specchio“. Così rende l’idea di quanto sia stato complicato per lei rendere duttile un linguaggio che di per sé non lo è affatto.
In accordo con la trama e il personaggio, il modo di esprimersi è crudo ed estremamente legato al corpo.
L’autrice taglia in profondità con le sue parole – questo perché, come afferma Simionel, la sua stessa scrittura è “una scrittura anoressica“.