Zadie Smith, scrittrice britannica, ha tenuto la lezione inaugurale alla XXXVIII edizione del Salone del Libro di Torino, in occasione dell’uscita della sua nuova raccolta di saggi Vivi e morti (Edizioni SUR), per parlare di un tema delicato: l’adolescenza.
Il suo obiettivo non era quello di tenere una lezione in senso stretto, ma di voler piuttosto fare una lettura sull’adolescenza, un paragone tra quella che ha vissuto lei e quella dei giovani d’oggi, divisi tra chi preferisce andare al cinema e fruire della visione di Barbie piuttosto che Oppenheimer.
Il vero tema della riflessione, tuttavia, è stato un trauma che l’autrice stessa si è ritrovata costretta a vivere trent’anni fa: una caduta dal balcone che ancora oggi oscilla tra incidente e mistero. L’autrice ha affrontato con estrema onestà il tema del possibile tentativo di suicidio, sul quale all’epoca nessuno ebbe il coraggio di indagare apertamente.
“Nessuno mi chiese se avessi provato a farlo”, ha confessato, ammettendo che lei stessa, a distanza di decenni, non saprebbe dare una risposta definitiva.
Quell’evento ha ricalibrato il suo sguardo sulle cose. Oggi, quella caduta rappresenta lo spartiacque tra la ragazza che era e la donna che è diventata: un momento di buio che ha cambiato radicalmente il suo modo di abitare il mondo e di relazionarsi con gli altri.
Ora Zadie è una madre e rivede la sé adolescente in ogni interazione che ha con i figli, sia in una semplice conversazione sia nei litigi.
Se avesse potuto parlare con la sé adolescente, ci rivela infine, avrebbe semplicemente chiesto “scusa“.