E se, in mezzo ad interminabili ettari di pini marittimi nordamericani e abeti canadesi, sì trovasse uno splendente albero dorato? Cosa succederebbe se questo tesoro a cielo aperto cadesse nelle mani sbagliate o, più semplicemente, cadesse?
20 gennaio 1997, Grant Hadwin, boscaiolo esperto, tormentato dalla progressiva distruzione delle foreste secolari da parte delle grandi industrie del legname, ha un piano folle, ribelle ed eclatante. Quella notte, l’uomo prende la sua motosega, si reca all’arcipelago delle isole Haida Gwaii, nella Columbia Britannica, e, prima di compiere “l’estremo gesto”, trova davanti a sé un fiume, un ostacolo, è la natura a chiedergli di ripensarci. Nonostante ciò, Grant guada a nuoto il fiume, e raggiunge il K’iid K’iyaas, l’albero sacro della tribù locale, per abbatterlo. Pochi colpi, quanti bastano per rendere il tronco abbastanza debole da essere terminato dalla forza del vento.
La “missione”, però, costa ad Hadwin la vita: dopo aver distrutto il simbolo dell’isola, il più amato e adorato, solo per sconvolgere l’opinione pubblica e costringerla a comprendere la sistematica distruzione dell’intera foresta circostante, il tagliaboschi sparisce nel nulla, senza essere mai ritrovato.
29 aprile 2026, Iperborea pubblica “L’albero d’oro. Una storia vera di avidità e follia” di John Vaillant. L’autore canadese trasforma la semplice caduta di un albero in un emblema del conflitto tra natura e uomo, indigeni e colonialisti, interessi economici e cuore, concentrando l’attenzione sul protagonista, l’Abete Dorato: “l’Albero d’Oro, un monumentale abete di Sitka (Picea sitchensis), è un caso unico nel suo genere, a causa della sua colorazione: la natura è in grado di stupirci ogni volta”. Vaillant non si limita a raccontare una storia, ma a viverla:”Ho intervistato gli abitanti dell’isola, ho bevuto caffè e mangiato ciambelle insieme ai membri della tribù Haida. È stato come aver visto Grant tagliare l’albero dal vivo”. Dopo anni passati a tagliare la legna, Hadwin capisce di star facendo un torto alla natura:”Noi alleviamo gli animali, ma distruggiamo le loro case. Non è contraddittorio? Hadwin, purtroppo, soffriva di schizofrenia, quindi la sua decisione non fu razionale; è necessario capire le ragioni delle sue azioni, lui voleva contrastare l’ipocrisia dell’essere umano, non dovremmo farlo tutti noi?”.