2 ottobre 2026, Cronache, Internazionale Ferrara 2026

SUD e SUD SUDAN: una guerra da non dimenticare


Matilde Malinverni e Alessandro Zanini

Liceo Ariosto e Liceo Alfieri - Ferrara e Torino

Pensate di dimenticarvi la più grande catastrofe umanitaria dei nostri tempi: 14 000 000 di sfollati, malnutrizione, malattie, feriti di guerra, sofferenze continue e condizioni psicologiche precarie.

Nicolò Filippo Rosso ci racconta tutto questo e molto altro tramite le sue fotografie nell’ambito della mostra allestita in piazza Trento e Trieste al Festival di Internazionale 2026, a Ferrara.

La sua è una storia di sfortune e fortune allo stesso tempo: ammalatosi di malaria mentre si trovava in Ciad, è stato soccorso da Medici Senza Frontiere, e da allora collabora con loro tramite il racconto fotografico della distruzione delle zone in cui operano.

Nonostante vedesse il conflitto da un’altra frontiera ciò non l’ha fermato dal documentare e conoscere le storie di tutti coloro che scappano dai conflitti in Sudan e Sud Sudan, perché, come dice lui stesso “in Sudan è come se le storie ti piovessero addosso. Ovunque ti giri hai qualcosa da raccontare”.

Rosso, affiancato da Vittorio Pizzi,  parla della realtà di alcune città devastate dal conflitto: Abyei, Khartum, la regione di Twic e oltre. La vita che ci mostrano sembra essere quasi distopica: aggrediti e aggressori trovano rifugio allo stesso modo all’interno dei centri di MSF.

La verità in questi posti rimane celata per paura di ripercussioni: ferite da arma da fuoco diventano incidenti d’auto, e ustioni causate da esplosioni vengono trasformate in semplici cadute dal motorino. 

Ibrahim, un uomo che viaggiava da giorni in cerca di un posto sicuro, viene immortalato su una panchina con il volto rattristato. Il fotografo Rosso spiega che quest’uomo è rimasto in quella posizione per giorni, incapace di proseguire il suo percorso a seguito delle grandi fatiche.

Così è intervenuta l’infermiera Martina Paesani, appena ritornata dopo aver trascorso due mesi a Khartum. Ricollegandosi alla storia di Ibrahim, Paesani ha denunciato la difficoltà di spostarsi all’interno delle città a causa dei continui attacchi di droni e l’attesa infinita per ricevere un permesso che probabilmente non arriverà mai.

In un mondo che dimentica il Sud Sudan, la nazionale di Basket maschile dello stato ne porta il ricordo arrivando ai mondiali. Ciò, sostiene Rosso, è molto importante per dare un riconoscimento a livello internazionale allo stato più giovane del mondo e al conflitto che lo lacera. Dimenticando, infatti, si ignora anche la crisi umanitaria che deriva da guerre precedenti, ma soprattutto da un fallimento politico, che Rosso precisa non essere ancora un fallimento  individuale: ognuno dovrebbe cercare di colmare il “vuoto che lasciano i media” su questo conflitto. Lui, nel suo piccolo, ci prova attraverso la fotografia e il suo stile semplice e diretto con cui cerca di farla arrivare al maggior numero possibile di persone.

Abbiamo la possibilità di studiare cosa è successo e attraverso tutti gli elementi che abbiamo a disposizione dobbiamo capire come risolvere uno dei conflitti più taciuti della storia.

Parlare è non dimenticare.

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