9 ottobre 2022, Cronache, Portici di Carta 2022

Quattro etimologie per cogliere le sfumature della “felicità”


Emanuela Idotta, Sara Ramello - tutor ex Liceo Alfieri


Durante l’ultimo pomeriggio della XV edizione di “Portici di carta”, domenica 9 ottobre 2022, Marco Balzano ha presentato il suo ultimo libro Cosa c’entra la felicità. Una parola e quattro storie presso l’Oratorio San Filippo Neri. Andrea Labanca, polistrumentista e cantautore, ha armonizzato l’intervento, proponendo di volta in volta melodie rievocanti le quattro atmosfere richiamate dall’autore in merito alla parola “felicità”.

L’obiettivo della pubblicazione di Balzano è proprio quello di ripercorrere l’etimologia del termine tramite le quattro lingue madri della civiltà umana: greco, latino, ebraico e inglese. 

La prima tappa è stata introdotta da due motivi musicali eseguiti con chitarra e xilofono, che hanno ricreato l’atmosfera che si respirava nella Grecia del V secolo. Successivamente l’autore ha delineato le idee di “felicità” com’erano concepite prima e dopo l’avvento della polis: prima “colui che può portare in tavola un piatto di semola” e “dalla buona sorte”, cioè intesa come qualcosa che si subisce e riguarda il benessere individuale; poi “dal buon talento, demone”, intesa invece come una ricerca altruistica, di cui si è attori. 

Le percussioni ricreate da strumenti rudimentali hanno aperto l’intervento sulle radici latine della parola felicitas (dal verbo felo), creando un ritmo incalzante dai toni tribali. L’immagine della maternità, come ha spiegato il professor Balzano, è intrinseca al termine perché allude al “prendersi cura” di qualcuno di più fragile, che grazie a questo rapporto di simbiosi può crescere e diventare forte.

Per introdurre il mondo ebraico-cristiano Labanca ha eseguito un brano utilizzando la chitarra come un violoncello (con l’aiuto di un arco), ricreando così una melodia dissonante e ripetitiva, ponendosi in diretta corrispondenza con il concetto di cammino e viaggio, traduzione ebraica della parola “felicità”. Per le Sacre Scritture questo concetto riguarda la dimensione collettiva ed è legato alla povertà, di cui viene fatto un elogio in quanto condizione ideale per intraprendere il cammino verso la felicità autentica, che non è legata al possesso della ricchezza, ma al percorso che ognuno compie per conoscere se stesso

La narrazione dell’ultima storia è stata accompagnata da una melodia molto vivace e dinamica eseguita con la chitarra: l’autore ha raccontato la famosa vicenda della “caduta della mela di Newton” per esemplificare il concetto di “happiness”, che ha in sé la sfumatura di accadimento fortuito. Ciò non significa deresponsabilizzarsi di fronte all’evento fortunato, ma implica saperlo cogliere e inserirlo attivamente nel proprio percorso, godendone e allo stesso tempo essere consapevoli della sua fugacità.

L’intervento è stato molto attuale perché ha aperto una riflessione sulla trappola del capitalismo che ci impone di ricercare in modo forsennato la felicità nella materialità, mentre questo stato d’animo si manifesta come “il sole che fa capolino in una giornata grigia”: dunque la soluzione sarebbe svincolarsi dalle logiche consumistiche cui ci spinge la società contemporanea, condannandoci a una felicità ingannevole. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *