La Peste, Un libro tante scuole

La tenerezza nella solitudine


Bruna Ferreira


Una cosa che ti ha colpito

Pg. 151 “Sapeva di avere il viso segnato per la preoccupazione […] ‘Sì, tutto bene, stando all’ultimo telegramma. Ma so che lo dice per tranquillizzarmi.'”

Ho voluto evidenziare questo stralcio perché raffigura sia i semplici e velati atti di tenerezza familiare che addolciscono momenti tenebrosi come questi, che la maniera in cui la solitudine sia compagna delle difficoltà.
Come possiamo notare, i personaggi si tranquillizzano a vicenda, ma in una situazione del genere è impossibile stare bene veramente. Una malattia così grave la si teme sempre, anche quando non si ha paura della morte, perché il dolore di vedere un caro soffrire può essere peggiore di patire noi stessi. Tutti loro, però, dal dottore preoccupato ed affaticato alla moglie malata e lontana, cercano di convincersi gli uni gli altri che tutto procede per il meglio. E’ un elemento molto tenero: vuol dire che preferiscono affrontare la difficile situazione da soli piuttosto che rischiare di far stare male chi per loro importante. Anche que questo, la solitudine è spesso la nostra migliore amica e peggior nemica in situazioni difficili. Può essere la soluzione ai nostri problemi, dato che ci permette di riflettere su di essi, ma può anche portare ansie e depressione.
Siccome in una situazione così grave è ben più facile che gestire i propri problemi e propri pensieri da soli porti ad ulteriori dilemmi, ribadisco che il loro mettere la salute altrui in primo piano è molto tenero.

Una frase del libro da conservare

Pg. 151 “Sapeva di avere il viso segnato per la preoccupazione […] ‘Sì, tutto bene, stando all’ultimo telegramma. Ma so che lo dice per tranquillizzarmi.’

Anche nella solitudine vi è un po’ di tenerezza.

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