La Peste, Un libro tante scuole

La scelta etica di restare


Camilla Rossetti classe III D Liceo Volta Como


Una cosa che ti ha colpito

Rambert, giornalista parigino, si trova a Orano per lavoro quando la città viene colpita dalla peste e isolata dal resto del mondo. Ad aggravare la sua situazione c’è anche la lontananza da casa e dalla amata: Rambert si trova totalmente solo in un paese straniero. Inizialmente il suo unico pensiero è quello di tornare a Parigi, allontanandosi da un luogo in cui non si riconosce. Tuttavia, l’esperienza nella comunità durante l’epidemia e l’impegno attivonella lotta di continua resistenza alla malattia, lo porta, il giorno della partenza, a decidere – contro la sua volontà individuale – di restare: si tratta di una scelta dettata da un dovere interiore che sente come imprescindibile . 

La storia di Rambert è – a parer mio – l’esempio più grande di quanto una tragedia possa creare un legame indissolubile tra gli uomini, anche se provenienti da contesti culturali molto diversi. Il singolo,  di fronte a un  evento molto più grande di lui, sente di non poter are altro se non fronte comune con gli altri uomini, creando così un rapporto di solidarietà, una vicinanza psicologica ed emotiva tanto più forte in quanto in contrasto con una lontananza fisica imposta proprio dalla malattia stessa. 

Si crea così un legame radicato nel profondo, un legame che influenza direttamente la coscienza dell’uomo e diventa più importante di ogni altro pensiero o desiderio “superficiale”; Rambert stesso ammette di sentire di avere un dovere etico verso la società, che lo spinge a restare. 

Una frase del libro da conservare

“Dottore” disse Rambert, “non vado via e voglio rimanere con voi”. […] 

“E lei?” disse con voce sorda. Rambert disse che ci aveva riflettuto, che continuava a essere della stessa idea, ma che se fosse partito avrebbe provato vergogna. E così sarebbe stato in difficoltà ad amare la donna che aveva lasciato. Ma Rieux reagì con voce ferma dicendo che era una sciocchezza e che non c’era da vergognarsi a scegliere la felicità. 

“Si” disse Rambert, “ma forse c’è da vergognarsi a essere felici da soli.”

Tarrou, rimasto in silenzio fino a quel momento, osservò senza voltasi verso di lui che se Rambert voleva condividere il dolore degli uomini non avrebbe più avuto tempo per la felicità. Doveva decidere. 

“Non è questo” disse Rambert. “Ho sempre pensato di essere uno straniero in questa città, e di non avere niente a che fare con voi. Ma adesso che ho visto quel che ho visto, so che appartengo a questo posto, che lo voglia o no. È una vicenda che ci riguarda tutti.”

 

Se questo libro fosse una canzone

 

 

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