In evidenza, Un libro tante scuole

La peste


Monica Buoniconti


Una cosa che ti ha colpito

Le figure del Dr. Rieux e di Tarrou rappresentano gli uomini che non si arrendono, anche se il loro coraggio e la loro perseveranza gli costano la morte, in più, attraverso la morte di Tarrou, l’autore ci ricorda che i flagelli (di qualsiasi natura essi siano) non risparmiano nessuno, si prendono le persone che si battono per eliminarli, le persone che si affidano alla scienza, alla religione (Padre Paneloux), alla giustizia (Giudice Othon). Quello che mi ha impressionato non è soltanto la morte dei personaggi, ma la descrizione che Camus fa della città e degli umori dei cittadini (soprattutto perché ho visto nei comportamenti degli abitanti delle parallele con i comportamenti che la popolazione mondiale ha assunto durante l’emergenza COVID); all’inizio del libro i cittadini sono incoscienti della situazione: anche quando c’era già gente che moriva, loro continuavano a fare progetti, credevano di essere liberi ma in realtà la peste  era già a piede libero, Camus scrive: «come potevano loro pensare alla peste che cancella il futuro, gli spostamenti e le discussioni? Si credevano liberi e nessuno sarà mai libero finché ci saranno i flagelli». Ma più la peste va avanti, più i cittadini perdono tutte le speranze e cominciano ad abituarsi al regime della malattia, soffrono ma non provano a scappare dalla disperazione perché pensano che non possano fare nulla per battere il flagello.  Infine, credo che il risultato della peste, e dei flagelli in generale (che – come Camus ci ricorda alla fine del romanzo – ci possono colpire improvvisamente) è la perdita delle speranze, dei sentimenti e del futuro: «la peste aveva rubato la disposizione all’amore e all’amicizia, perché l’amore ha bisogno di un po’ di futuro, e per noi non c’erano che istanti».

Una frase del libro da conservare

Il sole della peste spegneva i colori e rifuggiva ogni gioia.

Ne La Peste, Camus ci racconta, attraverso la metafora dell’epidemia, del flagello che ha toccato la maggior parte d’Europa nella prima metà del ventesimo secolo: il totalitarismo. La metafora effettivamente è geniale; quando la città d’Orano è sotto assedio, Camus ci parla del coraggio, della volontà, della libertà e soprattutto dell’importanza della collaborazione tra gli uomini per combattere un male comune.

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