La Peste, Un libro tante scuole

La paura che ci portiamo dentro


Giulia Testa Classe III D Liceo Alessandro Volta Como


Una cosa che ti ha colpito

In primo luogo, vorrei soffermarmi sul comportamento del portiere, sempre pronto a sottolineare che lui aveva già previsto tutto. Ecco, ho notato che, soprattutto lo scorso anno, quando non si aveva ancora alcuna certezza sull’evoluzione della pandemia e i provvedimenti e le restrizioni cambiavano continuamente, molti assumevano posizioni analoghe a quelle del portiere. Come spinti da uno strano bisogno, forse quello di sentirsi superiori o più ‘al sicuro’, con un sorriso di trionfo sul viso fiero, ribadivano alla gente le previsioni fatte in passato e che si stavano, più o meno, realizzando

Un’altra cosa che ti ha colpito

L’altro aspetto che mi ha colpita riguarda le parole che il portiere pronuncia. Egli sostiene che la peste affligga ogni persona: certo, le prime vittime sono i malati logorati direttamente dal morbo, ma anche coloro che non hanno contratto la malattia, la portano comunque nel profondo della loro interiorità. Di nuovo ho trovato queste parole molto vicine alla nostra realtà perché il Covid-19 ha colpito sicuramente, in un modo o nell’altro, tutti noi. Anche oggi, non potendo sapere con certezza di essere affetti o meno dalla malattia, ci si deve comportare proprio come se la si avesse, prendendo le necessarie precauzioni. Inoltre, tutti siamo contagiati da sentimenti scatenati dalla malattia, come il timore del contagio, che sfocia nella paura e nella diffidenza verso l’altro, il senso di impotenza e l’impazienza dovuti all’incertezza in cui siamo quotidianamente immersi.

Una frase del libro da conservare

(…) Quando la sera Tarrou rientrava, era sempre certo di imbattersi nella figura scura del portiere di notte che andava su e giù nella hall. Puntualmente, costui ricordava a tutti di avere previsto quel che stava succedendo. A Tarrou, che riconosceva di avergli sentito predire una disgrazia, ma che gli rammentava la sua idea di un terremoto, il vecchio rispondeva: “Ah! Magari fosse un terremoto! Una bella scossa e non se ne parla più… Si contano i morti, si contano i vivi, e il gioco è fatto. Ma questo schifo di malattia! Anche quelli che non ce l’hanno se la portano nel cuore”.

Ma questo schifo di malattia! Anche quelli che non ce l’hanno se la portano nel cuore.

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