La Peste, Un libro tante scuole

La lotta contro un nemico invisibile


Monica Iaconis classe III D Liceo Volta Como


Una cosa che ti ha colpito

Dall’estratto che ho scelto, emerge anzitutto l’inquietudine suscitato nell’opinione pubblica dall’imprevisto aumento del numero di topi circolanti in città e il successivo sollievo per la diffusione della notizia dell’esito positivo dell’imponente derattizzazione messa in atto. Tuttavia, Rieux non può non cogliere, nei sintomi che affliggono il vecchio portinaio Michel l’inequivocabile presenza della malattia.  È interessante il modo in cui Camus si sofferma a interpretare i sentimenti e le paure che attraversano la comunità di Orano, ormai prossima ad affrontare un’emergenza nuova.

In ogni epoca o luogo del mondo l’uomo si è trovato e si trova ancora a fare i conti con bacilli e microrganismi di ogni genere, che ciclicamente si riaffacciano nelle comunità umane: leggendo alcuni testi, ho potuto cogliere che la reazione delle persone resta pressoché invariata: paura, angoscia, preoccupazione, sconforto. Anche i medici vivono momenti di inquietudine, e non sempre sono in grado di contenere il problema, specie se la malattia come ai nostri tempi, comporta ceppi diversi e  differenti varianti. In fondo la storia della Peste, così come quella dell’attuale pandemia è anche la storia di come l’umanità abbia spesso dovuto combattere contro un nemico piccolissimo, forse il piano piccolo della biosfera, senza mai effettivamente riuscire a contrastare o a contenere in maniera decisiva il suo invisibile nemico. 

 

Una frase del libro da conservare

“Il 28 aprile, intanto, l’agenzia INFDOC annunciò una raccolta di circa ottomila topi e in città l’angoscia fu al culmine. Si chiedevano misure drastiche, si accusavano le autorità, e chi aveva una casa al mare parlava già di ritirarsi lì. Ma l’indomani l’agenzia annunciò che il fenomeno si era bruscamente arrestato e che il servizio di derattizzazione aveva raccolto solo una quantità trascurabile di topi morti. La città tirò il fiato. Ma lo stesso giorno, a mezzodì, il dottor Rieux fermava l’auto davanti a casa quando scorse in fondo alla via il portinaio che procedeva a fatica, la testa reclinata, braccia e gambe larghe nella posa di una marionetta. (…) Mi è venuto un po’ di gonfiore” disse. “Devo aver fatto uno sforzo”. Il dottore allungò il braccio fuori dalla portiera e fece scorrere il dito alla base del collo che Michel protendeva verso di lui: lì si era formato una specie di nodo legnoso”.

 

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