La Peste, Un libro tante scuole

Essere uomini al tempo della Peste


Isabella Bulatovic classe III D Liceo Volta Como


Una cosa che ti ha colpito

Camus risponde: l’Umanesimo. L’egocentrica attitudine umana a porsi nel mezzo, il nostro insanabile elevarci a unico metro di giudizio, vittime di una primordiale fisima di superiorità. Scrive l’autore: “Dal momento che il flagello non è a misura d’uomo, pensiamo che sia irreale, soltanto un brutto sogno che passerà. Invece non sempre il flagello passa e, di brutto sogno in brutto sogno, sono gli uomini a passare, e in primo luogo gli umanisti che non hanno preso nessuna precauzione”.

Un’altra cosa che ti ha colpito

Ma se invece fosse solo un disperato bisogno di Giustizia a opprimerci? Cos’è che ci manca, a questo mondo, se non quello che da millenni ci ostiniamo a chiamare “Bene”? Non è forse questa utopica ossessione di trionfo della Perfezione che ci fa sentire colti alla sprovvista di fronte alla catastrofe, che ci spinge a confondere un incurabile flagello con un fugace incubo? L’essere umano, privo di armi per difendere i suoi più irrealizzabili sogni, di fronte alle difficoltà inconsciamente sceglie di trasferirsi in un mondo parallelo: quello delle false promesse. Un mondo in cui, come scrisse l’autore di Imagine e altri dopo di lui, non sarà “Fine” senza “Lieto”. Perché accettare una resa dei conti in cui non abbia prevalso la Giustizia sarebbe, per un essere gracile come l’uomo, la definitiva rassegnazione a una sentenza capitale. E allora noi strenui lottatori, noi Romantici, volenti o nolenti scegliamo di non arrenderci.

L’Umanesimo, di cui parlava Camus, è il movimento della Razionalità; ma l’uomo non vuole, perché non può, arrendersi alla Ragione. Non di fronte al flagello. Pena la sua estinzione.

Una frase troneggiava fuori dai balconi in lockdown, vivida su un panno bianco, di tre sole, innocenti parole. Quella frase proclamava inneggiando : Tutto andrà bene.

 

Una frase del libro da conservare

Nel mondo ci sono state tante epidemie di peste quante guerre. Eppure la peste e la guerra colgono sempre tutti alla sprovvista. […] “È una follia, non durerà”. E forse una guerra è davvero una follia, ma questo non le impedisce di durare”.

 

Che cosa trattiene  l’uomo dall’accettare una simile condizione, la guerra, il flagello? Cosa lo spinge a trasformarli in “un attimo soltanto”, insignificante magari, un’interruzione del “giusto disegno delle cose”? Cos’è che ci fa percepire il “male del mondo” come un “passeggero brutto sogno”?

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