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Leggere Lolita a Teheran è un libro molto interessante: ciò che colpisce di più è il netto contrasto tra la realtà straziante, con regole ferree, e il mondo di temporanea beatitudine che le ragazze creavano leggendo. Per loro la letteratura era un modo per sfuggire alla verità che le circondava.
Perché leggere proprio Lolita in un luogo del genere e con delle leggi chiaramente rigide?
L’insegnante universitaria, Azar, trasmette la sensazione di essere uno spirito libero, che non sopporta di essere rinchiuso in una gabbia: infatti, paragona Lolita ad una farfalla infilzata ad un muro. Un essere pieno di vitalità, una vitalità che viene strappata da un liberticida, a cui non importa del passato, della persona o di conoscerla, ma semplicemente di controllare, e sottrarre la libertà, un diritto inalienabile.
Ciò che colpisce maggiormente è che il liberticida sottrae il diritto di libertà alla vittima, e come anche Azar ribadisce, accusa la vittima di non essere in grado di vivere per conto proprio, esattamente come dice Humbert ai lettori in Lolita.
«Sto per dirvi una cosa molto strana: fu lei a sedurre me… in quella bellissima, acerba ragazzina»: come fa una ragazzina a sedurre un uomo che possiede il doppio della sua età?
Questo è uno dei temi centrali del libro, il tiranno che colpevolizza la vittima, dopo avergli fatto un torto così grave, e le crea un’identità che non le appartiene. Come Humbert, il regime iraniano nega l’identità dell’altro per sostituirla con una propria proiezione.
Chi avrebbe mai detto che anche la lettura debba avere delle restrizioni? E perché accettarlo? Leggere Lolita a Teheran pare quasi come un’impresa o una missione segreta. Un gruppo di ragazze alla ricerca di colore in un mondo bianco e nero, alla ricerca di uno squarcio di luce nelle tenebre. La luce più pura si trova all’interno di quelle pagine profane, sprezzanti ma allo stesso tempo avvolgenti ed emozionanti come quelle di Lolita, o romantiche come quelle di Orgoglio e Pregiudizio.
La lettura non è più un momento di pace ma il momento più incasinato e ricco di emozioni di tutta la giornata. Diventa un colloquio, uno scambio di idee, un luogo in cui sfogarsi da tutti i problemi della vita vera.
Questo libro non solo fa aprire gli occhi su ciò che si nasconde dietro le leggi ferree di uno Stato ma anche ciò che si è disposti a fare per poter godere della propria libertà. La conclusione perfetta è una domanda: «Qual’è il vostro “Upsilamba”?»