La Peste, Un libro tante scuole

Riflettere su tutto e sul nulla


Bruna Ferreira


Albert Camus, nel suo manoscritto “La peste”, narra della terribile epidemia di peste che colpì la cittadina di Orano, mostrando il suo impatto sulla quotidianità e sulla psiche della popolazione, concentrandosi in particolar modo su alcuni personaggi ben diversi fra loro.

L’opera assume l’identità di testimonianza riguardo la sventura abbattutasi sulla città e per questa ragione si presenta oggettiva, scostandosi da sentimentalismi. Per questo motivo, unito al lessico forbito e talvolta complesso, non risulta facile immedesimarsi nella vicenda, ma quando si riesce a farlo l’esperienza è a dir poco sconcertante: immergersi nella narrativa che circonda Rieux, personaggio che si è potuti seguire dall’inizio alla fine dell’epidemia, è stato struggente in alcuni momenti, essendo lui il personaggio che più assiste alla morte in tutta l’opera.
Il libro, infatti, fa vedere la pandemia vissuta negli ultimi anni sotto altri occhi: quelli del dottore. Permette di riflettere sui pensieri di coloro che avevano l’obiettivo di salvare quelle povere persone sofferenti, ma che non avevano modo di farlo perché non dotati degli strumenti e delle conoscenze necessarie.
In quest’opera Rieux vede morire molte persone che non ha potuto salvare e, per quanto l’autore non vada nei dettagli per mantenere il carattere oggettivo del manoscritto, è impossibile pensare che al medico non sia stretto il cuore ognuna di queste volte. E’ interessante anche come, mentre alcune persone avevano in mente la salvezza delle vite altrui c’era chi pensava solamente a come scappare da quell’incubo o chi pensava alla mancanza dell’amata. Questo fattore fa pensare ulteriormente alla fortuna di chi, nel mezzo della pandemia vissuta, è potuto restare a casa a pensare esclusivamente ai propri desideri leciti ma egoisti mentre vi erano persone sul ‘fronte di battaglia’ a lottare per la vita di chi rischiava di morire e di chi viveva, per quanto possibile, spensieratamente.

Lo stile, per quanto impeccabile e puntuale nelle intenzioni dell’autore, mi lascia un pochetto perplessa. Per quanto trovi efficaci le precisazioni di piccoli dettagli, esse hanno reso l’opera meno scorrevole, così come hanno fatto anche i periodi ipotattici (per quanto alternati a periodi paratattici) ornati da parole ricercate. Le lunghe descrizioni, invece, per quanto potessero risultare pesanti, hanno rallentato il ritmo del manoscritto in maniera perfetta, dando l’idea di come sembra che il tempo si muova lentamente in una situazione del genere.
Ho trovato nell’opera vari spunti di riflessione che approfondirò nella sessione commenti, ma volevo precisare che anche le riflessioni dei personaggi che si potevano trovare aiutavano nell’ambientazione: è innegabile che, in una situazione come quella narrata sia inevitabile pensare e riflettere ben più del solito su tutto e sul nulla.

In conclusione, consiglio quest’opera a chiunque voglia riflettere, soprattutto sulla pandemia vissuta recentemente, dato che Camus, con i suoi vari personaggi, ci offre molte lenti con cui analizzare una stessa situazione.

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