Cime tempestose 2024, Laboratorio, Un libro tante scuole

Perché vivere non è una confortante brezza leggera


Franzisca Guiso - 3C

Liceo Scientifico e Linguistico E. Fermi - Nuoro

Nome Scuola

Liceo Scientifico e Linguistico E. Fermi

Città Scuola

Nuoro

Inghilterra, colline dello Yorkshire, prima metà dell’ottocento.
La governante Nelly Dean racconta al nuovo affittuario della tenuta di Wuthering Heights, il signor Lockwood, una delle storie d’amore più struggenti della letteratura europea: quella tra Catherine e il giovane Heathcliff. Diversi ostacoli si frappongono ai due amanti: le origini, i continui fraintendimenti, un orgoglio che
non lascia scampo. Ma ciò che colpisce, non è tanto il percorso travagliato di questa relazione quanto la potenza con la quale viene vissuta. Ogni sentimento copre infatti una porzione di complessità umana maggiore di quanto si possa immaginare ed Emily Brönte ti costringe ad essere testimone inerme di spaventose altalene emotive. Tutto è passione che ti esalta ed esaspera e addolora, che travolge qualsiasi cosa le si pari davanti e spinge ai limiti della follia il malcapitato a cui si avvinghia.
Lo scopo dell’autrice, si potrebbe supporre, è quello di metterci in guardia dai sentimenti perché, proprio come una tempesta, questi rischiano di travolgerci lasciando dietro nient’altro che il vuoto. Ma l’intensità della vita che scorre nei personaggi non può ridursi a un misero avvertimento.
Ciò che in Cime Tempestose viene rappresentato è allora il fuoco che arde in noi quando abbracciamo l’essenza, la primitività di quello che proviamo.
Quanto si è disposti a perdere pur di sentire fino all’ultima goccia di vita? E se la tua vita, come nel caso dei protagonisti, corrispondesse all’amare un’altra persona, cosa saresti disposto ad abbandonare pur di vedere le vostre anime allineate e i vostri cuori sincronizzati? Seguendo questa chiave di lettura si potrebbe perciò ricavare un dubbio: non staremmo forse classificando la nostra reale natura emotiva di esseri umani come follia solo perché nutriamo un’immensa paura di vederci per come siamo?
Desideriamo vivere ma fissiamo confini invalicabili entro i quali possiamo provare esclusivamente sentimenti calibrati; desideriamo vivere ma esistiamo in funzione del timore che la fine di questa vita porta con sé; desideriamo vivere ma nel momento in cui iniziamo a farlo le convenzioni sociali ci trascinano giù nel baratro…
Vivere come Heathcliff è una prospettiva terrificante, ma cosa ci avrebbe lasciato il suo personaggio se non l’avessimo visto consumarsi in un turbinio prima d’amore e poi di disperazione? Che avremmo ricavato dall’esperienza confortante di una brezza leggera?

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