La Peste, Un libro tante scuole

Perchè tutti dovrebbero leggere “La peste”?


Gianna Burlò - IVBssas


Questo libro mi è piaciuto perché fa riflettere molto,  soprattutto perché stiamo vivendo una pandemia anche noi, ovviamente in un ambito diverso, perché in passato, con la peste, la medicina era molto più indietro, invece adesso la situazione è cambiata, anche grazie agli studi che ci sono stati negli anni trascorsi da quando il romanzo di Camus è stato scritto. Però alcuni elementi simili ci sono: anche con il covid le persone infette vanno in isolamento, con l’unica differenza che, oggi, ci sono più cure; inoltre i sintomi del covid sono diversi da quelli della peste: meno evidenti e quindi, a volte, più subdoli.

Anche se il periodo storico descritto nel testo è diverso da quello attuale, le circostanze presentate, invece, sono molto simili fin dall’inizio. Infatti nel libro il dottor Rieux inizialmente non sapeva nemmeno lui cosa fosse il morbo che si stava diffondendo, ed anche i suoi concittadini, quando scoprono che quella malattia è la peste, non riescono subito ad accettarlo: un po’ come noi con il covid, ci abbiamo messo un po’ ad accettarlo, eravamo convinti che rimanesse solo in Cina, invece ha infettato tutto il mondo.

Un altro elemento molto simile è il fatto che anche noi, col covid, non avendo troppi posti in ospedale, abbiamo dovuto sfruttare altri spazi per i malati, come gli hotel: nel libro vediamo che gli ospedali ausiliari vengono allestiti nelle scuole materne, perché i padiglioni erano sempre pieni.

Nel libro c’è scritto che con la peste ci fu proprio un esilio, come se i cittadini colpiti fossero dei prigionieri.

Anche con il covid ci definivamo prigionieri, perché siamo stati chiusi in casa per mesi senza vedere più nessuno, non andavamo più a scuola, eravamo chiusi in una bolla.

E’ anche coinvolgente la descrizione di come si sentiva il dottore, emotivamente e fisicamente di fronte a questo virus: lui stava male, stava anche iniziando a dimagrire ed era sempre stressato, soprattutto perché moriva tanta gente e lui non poteva fare niente.  Esattamente come accadeva ai medici ed agli infermieri all’inizio del covid.

Altro elemento che cattura il lettore è la descrizione di come alcuni stavano lontano dai famigliari e non sapevano se e quando li avrebbero rivisti, cosa successa anche a noi. O anche il fatto che, nel periodo di diffusione della peste, girano molte ambulanze, cosa successa anche all’inizio della pandemia attuale: queste corrispondenze fanno molta impressione.

Quindi leggere questo libro mi ha fatto un certo effetto, perché pensare che anche noi abbiamo passato un periodo altrettanto terribile e tuttora c’è ancora tanta gente che muore è sconvolgente. Ma siamo più fortunati, perché abbiamo un vaccino, abbiamo e avevamo delle terapie, anche se a inizio pandemia eravamo anche io nel buio quasi totale.

Consiglierei  assolutamente questo libro, perché ti prende e ti fa riflettere molto, facendoti anche ragionare sulla differenza tra la peste e il covid, aiutandoti a comprendere che, nonostante ciò che stiamo attraversando, abbiamo la fortuna di avere più strumenti per combattere questa pandemia.

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