La Peste, Un libro tante scuole

Il silenzio della peste


Nicolò Ferro, Dante Colturato (4CAT - IIS Atestino)


Il libro “La peste” di Albert Camus parla di una inventata epidemia di peste avvenuta in una cittadina dell’Algeria a metà circa del XX secolo. Questo romanzo oltre al messaggio che vuol  trasmettere,  ci porta a pensare molto su alcuni aspetti della vita, scontati e non, ai  quali magari non si   troppa attenzione; inoltre  non ci si rende a volte conto dell’importanza che possono avere le piccole cose. 

La successiva comprensione di questo romanzo ha fatto riflettere molto noi studenti: avendolo letto durante un periodo che ha segnato i cuori di molti, ovvero la pandemia per Covid-19, la quale, come la peste, ha portato molti malati e molte morti, ma anche molti momenti bui nella gente, che purtroppo a causa dell’epidemia, non sono stati colmati, abbiamo compreso che, a distanza di molti anni e pur in un contesto narrativo, le emozioni e i comportamenti delle persone alla fine sono le medesime nostre. 

Un passaggio che ci ha colpito particolarmente è quello nel quale si parla del “silenzio della peste” (pp. 130-131, edizione Salone Internazionale del Libro); questa espressione non sta ad indicare un vero e proprio silenzio ma riporta a quei suoni striduli e soffusi che all’udito incutono timore. Ma analizziamo un attimo questo dettaglio: i rumori misteriosi della peste. Ciò si verifica perché la pandemia porta solitamente ad una interruzione generale di qualsiasi attività. Immaginiamoci dunque di trovarci nelle nostre case in una giornata qualsiasi: che altro puoi fare se non ascoltare e contemporaneamente riflettere su ciò che questa pandemia ha toltoDunque, all’improvviso, ti ritrovi a pensare su ciò che essa ha sottratto: ad alcuni ha portato via un componente della famiglia e ora si ritrovano di conseguenza soli; ad altri ha portato via le giornate di ritrovo con gli amici e ora si ritrovano di conseguenza soli; altri invece hanno contratto il virus, e ora si ritrovano di conseguenza soli. Stai dunque tu, uomo, pensando e meditando sul senso della vita e sul perché questa epidemia è avvenuta. La tua mente quindi comincia ad annebbiarsi e a perdere lucidità, perché in fin dei conti nulla di ciò che avevi ti è rimasto, tanto da indebolirti dentro e, come una rosa appassita, credi che sia per te arrivata la tua ora. Questo è il suono stridulo, carnefice del tuo dolore e il primo collegamento che si fa, è quello dell’arrivo della peste. 

Altro aspetto importante sul quale il libro ci informa molto è il senso di “totale e inaspettato stravolgimento della vita delle persone” da un giorno all’altro. Essendoci, noi uomini, abituati a seguire un certo ritmo e a condurre un certo stile di vita, e trovandoci poi in una situazione dove questi ultimi vengono a mancare, è molto difficile poi potersi adattare e scovare delle alternative. Un esempio molto semplice è quello del contatto e delle relazioni con le altre persone che avviene in qualsiasi momento della giornata; quando gli altri però diventano il “pericolo” e dovendo quindi minimizzare il più possibile il contatto, è difficile abituarsi e prendere la cosa al positivo. Da questo punto di vista, la differenza tra l’epidemia dei giorni nostri e quella raccontata nel libro, è che avendo ora degli strumenti più all’avanguardia come cellulari e computer si può comunque mantenere il contatto con gli altri anche se indiretto.

Un ricordo che ci è rimasto impresso, senza andare troppo indietro nel tempo, è  di quando i nostri  nonni ci dicevano sempre che dovevamo uscire di più, socializzare maggiormente con gli altri e non farlo per mezzo di apparecchi elettronici ma vis a vis, perché quegli attimi e quelle possibilità non avremmo potuto riaverle indietro; ora dopo tanto tempo e con  alle spalle un’epidemia durata quasi due anni, abbiamo capito che messaggio ci volevano lanciare e l’importanza di costruire ora amicizie e legami con gli altri.

Noi crediamo che la lettura di questo libro non sia adatta a qualsiasi genere di età , perché, come detto prima, il messaggio che lancia punta sul senso della vita e non è dunque un libro che racconta di avventure e momenti divertentiIl nostro consiglio è invece di leggerlo e suggerirlo ad adolescenti e giovani, perché chi meglio di loro, può capire ora, dovendo uscire dalla loro comfort zone per frequentare gli studi, l’importanza di relazionarsi con la gente e di non buttare via la propria vita, con sciocchezze inutili?

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