Cronache, Giovedì 14 maggio 2026, Salone del Libro 2026

Lo sviluppo di uno strumento “intelligente”


Bianca Festini Purlan e Marta Gagliardi

Liceo classico Vittorio Alfieri - Torino

Oggi, 14 maggio 2026, al Salone Internazionale del Libro di Torino si è tenuta, in sala magenta, la presentazione del libro “Non è intelligente ma si applica” di Alessandro Aresu e di Virginia Volpi.

All’inizio dell’incontro l’intelligenza artificiale viene definita come un tentativo di simulare l’intelligenza umana, basato sulla combinazione probabilistica di dati, un po’ come un pappagallo stocastico.

Si pensa spesso che l’intelligenza artificiale sia un’invenzione degli ultimi anni, quando in realtà il termine è comparso per la prima volta nel 1956 durante una conferenza universitaria. Fu coniato per attirare l’attenzione, poiché dava l’impressione di qualcosa che fosse quasi vivo e autonomo. Effettivamente questo strumento è in grado di utilizzare il linguaggio, esprimere concetti anche complessi, e addirittura migliorare se stesso grazie all’intuizione di Geoffrey Hinton, psicologo e informatico britannico, il quale, studiando la rete neuronale multistrato, capì di dover istruire la macchina affinché potesse crearsi da sola delle regole.

Negli anni grazie agli studi di Fei-Fei Li e alle ricerche di Huang, che permisero rispettivamente il riconoscimento e la generazione di immagini, l’intelligenza artificiale si è avvicinata ad una esistenza sempre più fisica, come sostiene Aresu, affermando:

Uno degli aspetti più importanti da monitorare è il fatto che le capacità che oggi associamo all’intelligenza artificiale portino a un grosso sviluppo della robotica, come anche della farmaceutica e della biotecnologia.

Un altro fattore molto rilevante e attuale è l’impatto ambientale dei giganteschi data-set dove lavorano i macchinari per il funzionamento dell’IA, poiché questa non si trova “nell’aria”, ma in diverse zone del mondo come Taiwan, Corea del Sud, Stati Uniti e Giappone, dove sono presenti numerose aziende che consumano moltissima energia.

Infine, riflettendo sul ruolo dell’IA nell’arte e nella letteratura e ricordando il tema del Salone del Libro: “Il mondo salvato dai ragazzini“, l’autore spiega come questo strumento potrà continuare a svilupparsi in ambiti digitali e informatici, ma ricorda che non bisogna temere di essere sostituiti, poiché l’arte in tutte le sue forme è un concetto strettamente legato alla passione e ai sentimenti dell’essere umano e quindi non replicabile da una macchina, per quanto avanzata.

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