Cronache, Internazionale Ferrara 2022

L’Abc dell’inchiesta giornalistica


Francesca Polo e Sara Zerbini, Liceo Ariosto Ferrara


Qual è il metodo per portare avanti un’inchiesta giornalistica? A questa domanda ha risposto Giulio Rubino con i suoi ex studenti dell’IrpiMedia (centro di giornalismo investigativo italiano) durante l’incontro di domenica 2 ottobre Come si fa un’inchiesta giornalistica. 

L’inchiesta giornalistica è un genere tanto rispettato quanto poco diffuso, perché richiede molto tempo e risorse che non sempre garantiscono di raggiungere l’obiettivo prefissato. Per Rubino l’indagine deve essere basata in primis sul metodo investigativo e poi sulle fonti. Lo scopo principale è quello di rivelare i meccanismi del potere politico, economico, malavitoso e ciò può comportare anche rischi personali, soprattutto legali.

Matias Gadaleta e Tiziano Ferri hanno presentato la loro inchiesta PFAS, Dall’acqua al sangue. Insieme alla loro squadra hanno indagato sul perché le autorità locali hanno concesso l’aumento di produzione di sostanze bioaccumulabili alla sezione piemontese della Solvet, nonostante le ben note conseguenze sulla salute. Il metodo di lavoro adottato è stato scandito da diverse fasi:l documentarsi sulle varie fonti, individuare le componenti sociali interessate, approfondire gli aspetti scientifico-sanitari, promuovendo il dialogo fra le diverse competenze per raggiungere un obiettivo comune. L’estrema attenzione al dettaglio e la trasnazionalità dell’approccio sono stati fondamentali al successo dell’inchiesta.

Francesca D’amato e Chiara Sammito hanno continuato illustrando la videoinchiesta cui hanno preso parte Senza consenso sul fenomeno del revenge porn. L’inchiesta è basata sulla testimonianza delle due survivor Natasha e Dalia, che seppure in modi diversi dimostrano che le vittime possono uscirne a testa alta. La maggior parte delle vittime si sentono umiliate, svilite e spesso il suicidio viene visto come unica soluzione. Il revenge porn è infatti una forma di maltrattamento psicologico che agisce sulla mente della vittima e su tutto quello che la circonda. Leso non è solo il contesto sociale, ma anche l’identità stessa di essere donna. Le giornaliste non si sono accontentate di un accesso privilegiato a una storia di prima mano, ma hanno condotto un’indagine approfondita su Telegram per capire i meccanismi di monetizzazione del materiale illegale frutto di questo fenomeno. Su Telegram, infatti,  le attività illegali proliferano maggiormente perché la piattaforma garantisce l’anonimato. Il metodo di questa inchiesta si è incentrato non sull’aspetto sensazionalistico ma ha dato spazio alla verità giornalistica e al rispetto delle vittime, lasciando loro lo spazio di esprimersi e raccontare la propria storia. 



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