Nel corso della quarta e penultima giornata del Salone Internazionale del Libro, abbiamo assistito alla conferenza tenuta dalla scrittrice Liz Pelly e Luca Castelli riguardo l’utilizzo delle piattaforme di streaming e al ruolo dell’intelligenza artificiale.
La parte iniziale dell’incontro si è concentrata sullo sviluppo e sul cambiamento negli ultimi 30 anni dell’industria musicale, che ha avuto inizio con l’arrivo di Apple e l’introduzione di iTunes.
Successivamente arrivò l’epoca dello streaming musicale, un periodo che ha fatto si che il mondo musicale, fino a quel momento tradizionale, si interfacciasse con la nascita delle piattaforme di streaming musicale, come Spotify. Ad oggi non ci sono stati altri cambiamenti così rivoluzionari, dal momento che lo streaming domina il mercato, con circa 700-800 milioni di utenti.
Questa premessa è stata funzionale alla presentazione del nuovo libro di Liz Pelly “Mood Machine”, che nasce da una serie di articoli giornalistici, raccolti e poi tradotti e pubblicati in Italia da EDT.
Il testo è stato definito dalla stessa autrice come “tosto”, poiché tratta dei meccanismi nascosti all’interno dell’industria musicale; uno degli aspetti più interessanti è infatti la spiegazione di come funziona realmente lo streaming, cosa che spesso gli utenti ignorano.
L’ascolto diventa di giorno in giorno sempre più “passivo” e si diffonde un utilizzo in cui gli utenti non ricercano più i singoli artisti, ma semplicemente un genere di musica, che trasmetta determinate sensazioni; si può addirittura arrivare al punto che gli ascoltatori non sappiano nemmeno chi stanno ascoltando.
L’intelligenza artificiale sta cambiando il mondo della musica. Piattaforme come Spotify usano strumenti automatici e contenuti generati dall’IA, spesso creati per riempire playlist a basso costo. Questo potrebbe rendere la musica sempre più controllata dagli algoritmi. Molti artisti guadagnano poco dallo streaming, mentre grandi aziende come Universal Music Group mantengono un forte potere nel mercato. Le etichette indipendenti, però, continuano a essere importanti per scoprire nuovi talenti.
Per migliorare la situazione servono più trasparenza, utenti più consapevoli e un maggiore supporto diretto agli artisti. Concerti, acquisti e ricerca personale possono aiutare a mantenere viva una musica più autentica e creativa.