Cronache, Sabato 16 maggio 2026, Salone del Libro 2026

GPA: una possibilità, non un reato


Noemi De Santis, Fabio Fresia

Liceo Classico Vittorio Alfieri - Torino

“Sono le storie individuali quelle che contano”, soprattutto in una società che tende a criticare le vite altrui. “Arkansas. Storia di mia figlia” (Mondadori) è il racconto di una coppia che ha scelto di percorrere una “ferrovia sotterranea”, un percorso a tratti buio e faticoso, guidati dalla speranza di avere un figlio.

 

Chiara Tagliaferri, autrice del libro e madre di Lula, racconta delle difficoltà che, insieme al marito Nicola, ha dovuto affrontare: la Gestazione per Altri è psicologicamente provante, costosa e, soprattutto, illegale nel nostro Paese.

 

Vittorio Lingiardi, psicanalista e mediatore dell’incontro, afferma che si può essere genitori in diversi modi a seconda della propria condizione e che il benessere del bambino è dovuto unicamente a quanto è stato desiderato: ciò che conta davvero è l’intensità dell’amore trasmesso durante la crescita.

 

La domanda, a questo punto, sorge spontanea: è possibile che una maternità sia giudicata illegittima? Purtroppo in Italia sì, dal 16 ottobre 2024. La GPA è diventata reato universale, un crimine talmente grave da essere perseguibile anche se commesso all’estero. La cosiddetta “maternità surrogata” viene quindi paragonata a crimini atroci come genocidio, pedofilia e tratta di esseri umani.

 

La scrittrice spiega che intraprendere un percorso non convenzionale comporta un rischio: con la GPA si è esposti a una serie di pregiudizi ingiustificati che si trasformano in “giudizi violenti”. Per questo ha espresso il dispiacere nell’aver dovuto agire con prudenza, quando invece sarebbe naturale “gridare al mondo” una gioia così grande: tenere tra le braccia una bambina “che c’è sempre stata e che li aspettava”.

 

In America Chiara, Nicola e la figlia Lula erano protetti dalle norme, che tutelano i corpi di tutte le donne coinvolte: la GPA è un processo attentamente sorvegliato e non trascura la loro salute fisica e mentale. È importante sottolineare che la gestante è una donna economicamente indipendente, per cui il suo corpo non viene “affittato” – come sostenuto dallo sprezzante pregiudizio della “utero in affitto” – e la sua persona viene preservata. 

 

Come Chiara ha tenuto a precisare alla fine dell’incontro bisognerebbe “essere più misericordiosi con le vite degli altri”, permettendo che ognuno racconti la propria storia e mettendosi in ascolto. 

 

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