“Gli oggetti sono neutrali o sessisti?” Con questa domanda si apre il libro La sedia del sadico (Laterza, 2026) di Chiara Alessi, presentato domenica 17 maggio al Salone del libro di Torino. Il libro riflette su come l’utenza dei prodotti si rifaccia allo standard dell’uomo medio; anche quelli riservati esclusivamente a un pubblico femminile, risentono di questa logica. Questo avviene per seguire il criterio dei grandi nomi: se progettati da donne, o avviene l’adeguamento agli standard degli uomini, o comunque permane l’influenza di una logica oppressiva.
L’obiettivo dell’incontro è guardare il design dei prodotti in una prospettiva femminista permettendo di denunciare l’esclusione delle donne rispetto alla progettazione di strumenti che servono a garantire la loro salute riproduttiva, il loro piacere e la loro sicurezza.
Ci si è poi concentrati sulla presentazione di esempi concreti: uno di questi riguarda la commercializzazione Dalcon Shield, cioè una riprogettazione della spirale contraccettiva, che portava ad una grave infezione dell’utero oltre ad essere inefficace. L’azienda produttrice, A.H. Robins Company, era a conoscenza del pericolo che comportava usarla, ovvero la sterilità, le infezioni e – in circa 200mila casi – la morte. Nonostante la bancarotta dell’azienda il dispositivo medico, poiché era rimasto invenduto su larga scala, fu esportato nei paesi del cosiddetto terzo mondo, provocando innumerevoli decessi.
Un altro esempio riguarda l’imposizione a giovanissime ragazze Inuit dell’inserimento della spirale contraccettiva contro la loro volontà, dal momento che erano vittime di pregiudizi razzisti che le dipingevano come promiscue e senza igiene. Ovviamente questo sopruso portò molte di loro alla sterilità.
L’incontro ci ha portato, dunque, a riflettere su questa tematica, ancora oggi poco affrontata e conosciuta, che però tocca tutti da vicino.