Cronache, Salone del Libro 2023

I “piccoli miracoli” delle storie: Julian Barnes vincitore del Premio Mondello


Giulia Malaguti, Sofia Righetto

Liceo Ludovico Ariosto - Ferrara

Tutti accosciati su sedie di plastica, al bar, all’aperto, e chissà, forse in Italia.

Così Julian Barnes descrive la genesi dei suoi libri nel dialogo con Chiara Valerio, organizzato nell’ambito del Salone del Libro di Torino. L’evento si è tenuto giovedì 18 maggio alle ore 17.15 nella Sala Azzurra del Padiglione 3 ed è stato occasione per insignire Julian Barnes del Premio Mondello (sezione lingua straniera); hanno inoltre partecipato all’evento Chiara Valerio, giudice monocratico di questa XLIX edizione del premio, Giovanni Puglisi, il presidente della giuria, e Filippo Dini, che animato l’incontro con una serie di letture espressive.

Accosciati a fare che cosa? A parlare, a condividere le proprie interpretazioni delle scene di ogni giorno, proprio quelle più semplici che scivolano davanti agli occhi, e a confrontarsi liberamente tra amici, con spontaneità.

Julian Barnes ha infatti il desiderio di rapportarsi coi suoi lettori, alla pari, come fossero suoi amici. Così nascono i suoi libri: sotto questa apparente superficialità si cela la profondità di quest’autore, che sin dai 14 anni ha pensato alla morte, tema che lo accompagna ancora adesso. Per Barnes la morte è strettamente legata alla vita: come è possibile tenere in vita le numerose persone che ci lasciano? Attraverso i “piccoli miracoli”, le storie, gli aneddoti, che si distaccano completamente dai lunghi elenchi anagrafici che pietrificano le persone in modelli predefiniti in un processo che si ripete sempre uguale.

Al centro dell’incontro quindi è la letteratura nei suoi contenuti e nelle sue forme, fino al quesito che da sempre anima lo scrittore: qual è lo scopo della letteratura. Perché scrivere? In una letteratura spontanea come quella di Barnes, che affronta con tanta naturalezza il tema della morte, uno scopo c’è, ma non è definito. Dmitrij D. Šostakovič, protagonista del romanzo Il rumore del tempo, afferma infatti che la sua musica è un processo circolare in cui l’autore dialoga con tutti coloro che hanno orecchie per ascolta. Nel contesto del socialismo sovietico, in cui il personaggio si trova ad agire, un’affermazione del genere risulta rivoluzionaria e incrina notevolmente la visione elitaria della cultura – ed è esattamente in quel do ut des tra scrittore e lettori che Barnes si riconosce ricordandoci che uno scopo c’è, ma non si può definire chiaramente se non attraverso il contatto.

In questi termini la letteratura è vita, una continua interazione tra persone, idee, emozioni: se la si sradica dal suo contesto, viene privata della sua essenza, anzi diventa uno “stereotipo stucchevole”.

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