Ci sono storie che restano dentro non solo per ciò che raccontano, ma per le domande che sanno aprire.
L’incontro con l’autrice Marilena Umuhoza Delli, nato attorno alla storia di Rosa Parks, è stato per tutti e per tutte noi un tempo di riflessione profonda e di forte coinvolgimento emotivo.
Attraverso la lettura, il dialogo e il confronto, bambini e bambine hanno esplorato il potere delle parole e l’importanza di riconoscere i pregiudizi che spesso si annidano nel nostro linguaggio quotidiano.
Il cuore dell’incontro è stato l’approfondimento terminologico.

Come mostrato nei quaderni, i bimbi e le bimbe hanno lavorato sulla definizione di concetti complessi, trasformandoli in strumenti di comprensione.
Particolarmente efficace è stata la creazione di una mappa concettuale, di uso frequente nel nostro lavoro, in cui i bimbi e le bimbe hanno messo a nudo i meccanismi dell’esclusione. Ed è proprio grazie a loro che abbiamo trovato le parole:
pregiudizi e stereotipi
linguaggio offensivo
comportamenti sbagliati
discriminazione
persecuzione.

Parole che, una volta nominate, diventano strumenti per leggere la realtà.
L’incontro e le seguenti riflessioni hanno lasciato un segno profondo.

L’obiettivo non era solo imparare nuove parole, ma continuare a sviluppare uno “sguardo critico” verso la realtà.
Partendo da uno stimolo nato da tre bambine, a conclusione del percorso, è nata una poesia collettiva. Una restituzione autentica, intensa, che racconta il cammino fatto insieme in cui le parole sono
diventate voce.
Voce per nominare il dolore delle etichette.
Voce per interrogarsi.
Voce per riconoscersi.
Chi sono?
Perché crescere significa anche imparare a distinguere ciò che sappiamo di noi da ciò che gli altri credono di sapere.
E capire che per conoscersi davvero non basta guardarsi allo specchio.
Servono anche gli occhi dell’altro. E il cuore.

La poesia non è stata la fine del lavoro ma l’inizio di uno sguardo nuovo.
Più attento.
Più critico.
Più umano.
Perché educare alle parole significa educare allo sguardo.
E forse è proprio questo che ci ha insegnato la storia di Rosa Parks: che a volte un semplice “no” può aprire la strada a una nuova possibilità di essere umani, insieme.