Adotta uno scrittore, Adotta uno scrittore 2026, Laboratorio

Il mondo in una classe e una classe dentro a un libro


Medie Minori

CPIA3 Tullio de Mauro - Torino

Il CPIA, la nostra scuola, è un po’ strana: ci sono lezioni dalle 9 di mattina alle 9 di sera; studiamo per prendere la licenza media ma nella nostra classe abbiamo dai 16 ai 18 anni, e nel resto delle classi hanno anche il doppio o il triplo dei nostri anni; e soprattutto, se vieni durante l’intervallo (ma anche a lezione, con grande disperazione dei nostri professori) sentirai parlare mille lingue diverse e quasi mai l’italiano. Quindi, quando la professoressa di italiano ci ha detto che uno scrittore veniva a parlarci, per un progetto del Salone del Libro, un po’ stupiti abbiamo chiesto: ma uno scrittore vero, un libro vero?

Sì, “La Contessa va in Crociera” di Francesco Muzzopappa.

Per preparaci, a lezione abbiamo sfogliato il romanzo che abbiamo adottato, abbiamo letto il primo capitolo insieme, abbiamo chiesto cosa significavano tantissime parole e tantissimi riferimenti che non fanno parte della nostra cultura di provenienza, e ci è preso un po’ di timore: noi, che di solito facciamo fatica a leggere poche pagine di testi preparati apposta, come potevamo incontrare uno scrittore e leggere il suo libro?

Ma poi Francesco è arrivato in classe, probabilmente ci ha visti diffidenti e silenziosi, e con un sorriso ci ha parlato di lui, della sua storia, di cosa faceva, di come è diventato uno scrittore, e del viaggio che ha fatto anche lui, proprio come noi, dal Sud Italia per vivere in Piemonte.

Eravamo ancora un po’ preoccupati, perché per ora riusciamo solo a sognare di fare un lavoro come quello di Francesco, e invece lui era lì con noi, e ci parlava di una vita che non era poi così lontana dalla nostra… ha iniziato a chiederci da dove venivamo, e saputo il nostro paese e lingua madre, a parlarci in inglese e spagnolo!

Da lì è stato tutto più facile: abbiamo ascoltato la sua storia e parlato del suo romanzo, un racconto umoristico di una Contessa che fa un viaggio in crociera, non proprio come i nostri viaggi per venire qui, è vero, ma Francesco lo ha usato come uno spunto per parlarci di scrittura, di come si costruiscono i personaggi, di come si descrive una scena, di come si crea una storia interessante. E non si è limitato a spiegare: ci ha sfidato a provare anche noi, a scrivere “mostrando e non dicendo”, a immaginare cosa possa esserci nella borsetta di Beyoncé o nella tasca di Bad Bunny, a descrivere luoghi lontani ma per noi così vicini, a pensare ad altre vite di personaggi che sono diversi da noi, ma forse non così tanto.

Nei primi due incontri, abbiamo così imparato moltissimo, che le lezioni di italiano possono anche essere qualcosa di molto diverso dagli esercizi di grammatica, che questa lingua che è così difficile per noi e ci fa impazzire (mentre noi facciamo impazzire i nostri prof) non deve però farci paura, che possiamo divertirci scrivendo (incredibile!), e che uno scrittore non è un alieno, ma una persona che non ha mollato il suo sogno, e forse allora possiamo farlo anche noi…

Nell’ultimo incontro, poi, Francesco ci ha portato in giro per Torino (quella che non è la città dove siamo nati, ma forse è più nostra di quanto pensavamo) sulle orme del suo romanzo, e a scoprire i luoghi del cuore della Contessa protagonista. Ci ha raccontato tante curiosità che non conoscevamo, ci ha fatto camminare tantissimo e guardare il centro di Torino da un punto di vista un po’ diverso, e poi ci ha lanciato un’ultima sfida: raccontare con un disegno e una breve frase quello che noi vedevamo davvero.

 

 

E’ stata una gita interessante e divertente (ma anche stancante!), e un percorso che ci ha permesso per la prima volta di entrare davvero nel mondo di un libro italiano. Sappiamo di non essere capaci di esprimere appieno cosa ha significato per la nostra classe, ma come ha detto una di noi: “è stata la giornata più bella della mia vita”.

Grazie Salone, grazie Francesco, e grazie Contessa.

Le ragazze e i ragazzi delle medie del CPIA3 di Torino

(con l’aiuto della prof. di italiano Federica, che ha tradotto un po’ meglio i nostri pensieri)

 

 

 *  *  *

 

Quando mi hanno proposto di partecipare al progetto “Adotta uno scrittore”, ho accettato con l’entusiasmo un po’ ingenuo di chi, scrivendo libri per adulti e per ragazzi e visitando decine di scuole l’anno, pensava di aver già visto tutto, di aver decifrato ogni variante di banco.

Ero convinto che sarebbe stata una rassicurante passeggiata nel giardino della letteratura e invece no. Il giardino è diventato un rigoglioso labirinto di siepi.

Varcare la soglia di un CPIA somiglia curiosamente a un ingresso controllato in un frullatore di geografie umane, una Legione Straniera della Didattica dove non si coniugano solo verbi ma si insegna l’arte sottile di stare al mondo quando il mondo fuori sembra aver smarrito il tuo indirizzo.

Un esercizio di rispetto, accoglienza e tolleranza profusi senza freni dai miei referenti, i prof Federica e Alessandro.

 

Abbiamo parlato di parole, di scrittura, di come costruire mondi ipotetici a volte migliori di quelli in corso.  Abbiamo persino organizzato una gita per le strade di Torino in cui mi è stato assegnato il compito di Cicerone, un ruolo che ho recitato con un cipiglio così britannico e convincente da attirare piccoli sciami di turisti della terza età convinti di aver trovato il messia dell’architettura sabauda.

Durante ognuno dei nostri incontri, ho guardato alle ragazze e ai ragazzi della mia classe non come a soggetti da istruire, ma come a maestri di una dignità silenziosa che l’Italia, nel suo stato di perenne confusione e distratta indifferenza, troppo spesso finge di non vedere, dimenticandoli in quel limbo burocratico dove la politica alza muri di parole mentre il CPIA, al contrario, tiene i cancelli spalancati e le porte aperte.

Ho imparato a mie spese che la cultura non è quella roba che gli autori portano in giro come campionari di stoffe pregiate ma un bisogno primordiale di testimoniare la propria esistenza, una lezione di umiltà impartita tra i banchi del CPIA Tullio De Mauro dove ho finalmente compreso che scrivere è un passatempo per chi ha troppo tempo, mentre vivere è un’attività per professionisti di alto livello.

Francesco Muzzopappa,

autore di “La Contessa va in Crociera”

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