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4 ottobre 2026, Internazionale Ferrara 2026

La solidarietà degli imperfetti


Ansaloni Alessandro, Rougier Davide

Liceo L. Ariosto, V. Alfieri - Ferrara, Torino

Dobbiamo essere persone migliori per costruire una società migliore? Per essere veramente solidali bisogna prima ammettere di essere narcisisti, contraddittori ed egoisti, oppure bisogna eliminare questi mali e trovare una strada diversa?

Domenica 4 ottobre si è conclusa la manifestazione di Internazionale con l’incontro al quale hanno partecipato l’autore di fumetti Zerocalcare e la filosofa e professoressa universitaria Lea Ypi. Durante l’incontro si è discusso di temi dal forte spessore morale, come welfare, solidarietà, dignità e precarietà, con lo scopo di individuare soluzioni reali per ridare futuro alla politica.

A guidare tutto il dibattito è stato un unico tema, usato come filo conduttore: la dignità. La discussione è iniziata con l’intervento della professoressa che, attraverso una citazione di Kant, ha posto l’accento sull’uomo come portatore di un valore in sé e non come semplice produttore di un misero profitto. Un valore che entra in contrasto con la nostra società, che tende invece a trasformare quasi tutto in valore economico. Da qui nasce una provocazione: essere solidali significa riconoscere il valore delle persone anche quando aiutarle non ci porta alcun vantaggio.

Parallelamente Zerocalcare, in accordo con Lea Ypi, ha presentato esempi molto più pratici e meno idealistici. D’altronde, anche nei suoi lavori possiamo vedere personaggi quotidiani, moralmente imperfetti, che, a causa della società in cui vivono, sono costretti a scendere a compromessi con i propri principi. È proprio qui che emerge la forza dei suoi lavori: paura, egoismo, senso di colpa e incoerenza convivono con ideali molto forti, instaurando una riflessione più profonda in chi lo segue. La soluzione, allora, potrebbe essere quella di riconoscere il proprio egoismo, in modo da impedirgli di decidere tutto al posto nostro.

Durante l’incontro è stato però evidenziato come il cambiamento radicale non possa partire unicamente dagli individui: esortare tutte le persone a comportarsi nel modo giusto non basta, perché il cambiamento non può dipendere soltanto dalla bontà del singolo. L’individuo è fragile e contraddittorio, ma la comunità può trasformare le debolezze individuali in forza collettiva.

Questo, però, non deve tradursi in una deresponsabilizzazione individuale. A dimostrazione di ciò, durante la discussione è stata utilizzata un’immagine molto forte: la società è un argine e ogni individuo è uno dei sassolini che lo compongono. Allo stesso modo, una singola persona non può fermare la precarietà, il razzismo o le disuguaglianze, ma chiunque, quotidianamente, può interrompere una frase razzista, difendere qualcuno, rifiutare la normalizzazione dell’odio e della violenza.

Forse, allora, abbiamo posto la domanda nel modo sbagliato. Non dovremmo chiederci se siamo abbastanza buoni per essere solidali, ma se siamo capaci di esserlo pur sapendo di non essere perfetti.

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