L’istruzione come mezzo di riscatto. Questa è la sintesi perfetta delle convinzioni di Flavia da Silva Candido, attivista, educatrice e ricercatrice brasiliana, intervistata da Igiaba Scego, scrittrice e giornalista italiana di origine somala.
Candido racconta di essere nata e cresciuta in un contesto economico e sociale molto difficile: quello del Complexo da Maré, il più grande agglomerato di favelas di Rio de Janeiro che ospita circa 140.000 residenti. Lei è stata la prima nella sua famiglia ad avere avuto la possibilità di studiare, aspetto molto importante all’interno delle favelas, poiché in Brasile si dà moltissimo credito a un diploma universitario, senza il quale sarebbe quasi impossibile fare attivismo.
Inizia il suo percorso da attivista all’età di 12 anni, aiutando la comunità locale e portando pacchi di cibo ai più bisognosi (pacchi di cui lei stessa era beneficiaria).
Candido spiega come gli abitanti delle favelas, contrariamente al pensiero comune, non siano violenti, ma abbiano voglia di un cambiamento concreto. Gli attivisti hanno deciso quindi di sfruttare l’arte, nel suo caso la musica, per trasmettere messaggi e per sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo a una serie di argomenti di natura politica e sociale, ad esempio l’importanza del diritto di voto.
L’attivista si è dimostrata molto preoccupata per l’ascesa in Brasile dell’estrema destra, rappresentata dal figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro, Flávio Bolsonaro. Per questo reputa molto importante educare la popolazione, affinché non salgano al potere dei regimi violenti che limiterebbero la libertà.
Infine si è espressa sui movimenti della chiesa Evangelica all’interno delle comunità locali: lei crede che le persone, trovandosi in situazioni difficili, si rivolgano alla chiesa che attua un vero e proprio “lavaggio del cervello”.
In sintesi Flavia da Silva Candido ritiene necessario che persone come lei si impegnino a educare la popolazione, per ottenere il tanto desiderato cambiamento.